Le radio e le tv locali sono la spina dorsale del Paese. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ha rilanciato così l’importanza di un settore che, a suo avviso, merita sostegni stabili e concreti. Dietro questa affermazione, c’è la convinzione che le emittenti locali offrano un servizio pubblico unico, diverso da quello di Mediaset e Rai, e che meritino più attenzione. La risposta della Federazione Italiana Editori Giornali , guidata da Andrea Riffeser Monti, è arrivata secca: il confronto tra vendite dei giornali e ascolti delle radio e tv locali è «fuorviante e offensivo». Un botta e risposta che riaccende il dibattito sulle sfide e le identità dei media italiani.
Il confronto tra Salvini e Monti
Salvini ha portato in campo i dati Agcom, secondo cui la somma delle copie vendute tra carta e digitale non supererebbe un milione e mezzo, mentre le radio e le tv locali vantano un’audience quattro o cinque volte più grande. Ma la Fieg smonta subito questa lettura, definendola “metodologicamente scorretta”. Andrea Riffeser Monti spiega che confrontare copie vendute con l’audience è come «paragonare pere e mele». Secondo lui, non si può nemmeno pensare di valutare radio e tv contando gli apparecchi venduti. Questi numeri, insiste, non dicono davvero quale sia il peso dell’informazione giornalistica, che si misura soprattutto sul totale dei lettori.
L’informazione giornalistica ha ancora un pubblico solido
Per la Fieg, i quotidiani italiani restano molto seguiti, con circa 10,9 milioni di lettori in media ogni giorno, dati Audicom-Audipress alla mano. A questa cifra si aggiungono quasi 38 milioni di utenti digitali che visitano i siti delle testate giornalistiche, secondo Audicom-Audiweb. La Federazione riconosce il ruolo delle emittenti locali come presidio sul territorio e fonte di pluralismo, ma mette in guardia dal sottovalutare la forza e la diffusione dell’informazione giornalistica, sia su carta che online. La stampa sta attraversando una trasformazione profonda, fatta di integrazione tra carta, digitale, audio e video, creando un vero e proprio ecosistema capace di influenzare l’opinione pubblica.
Pluralismo e media: serve equilibrio, non scontri
Il confronto rientra in un tema più ampio: il pluralismo dell’informazione in Italia. Salvini punta i riflettori sulle radio e tv locali, chiedendo un sostegno stabile per riconoscere il loro ruolo unico. La Fieg, invece, sottolinea che non si può costruire pluralismo mettendo un mezzo contro l’altro. Servono piuttosto azioni coordinate tra giornali, piattaforme digitali, radio e tv locali. Solo così si garantisce un accesso corretto e completo all’informazione in un Paese complesso come il nostro. Davanti alla rivoluzione digitale, ogni media ha un ruolo da protagonista, ma solo un equilibrio tra tutti i soggetti può assicurare pluralità vera e il diritto dei cittadini a essere informati.
