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Caso Delmastro, la Giunta della Camera dice no ai pm sulle chat con Caroccia

La giunta per le autorizzazioni ha negato il consenso agli inquirenti per l'acquisizione delle conversazioni dell'esponente politico.

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Andrea Delmastro Delle Vedove in completo scuro e cravatta blu

X@paco1861

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia, coinvolto nell’inchiesta sulla gestione della “Bisteccheria d’Italia”. La decisione è stata presa a maggioranza, con il centrodestra che ha approvato la proposta del relatore Pietro Pittalis (Forza Italia), mentre le opposizioni hanno votato contro.

Il voto della Giunta, anticipato da fonti parlamentari, non chiude però la vicenda: la proposta dovrà infatti essere esaminata dall’Aula della Camera, che sarà chiamata a pronunciarsi in via definitiva sulla richiesta avanzata dai magistrati.

Protesta del M5S al Senato: “Fuori le chat”

La tensione politica sul caso è salita anche a Palazzo Madama. I senatori del Movimento 5 Stelle hanno infatti occupato i banchi del governo nell’Aula del Senato per protestare contro la decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera di negare il via libera all’acquisizione delle conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia.

I parlamentari pentastellati hanno esposto cartelli con la scritta “Fuori le chat”, chiedendo che venga consentito ai magistrati di acquisire i messaggi ritenuti utili all’inchiesta della Procura di Roma. La protesta ha provocato la sospensione della seduta da parte della presidente di turno del Senato, Mariolina Castellone, che ha interrotto temporaneamente i lavori dell’Assemblea.

L’iniziativa del M5S si inserisce nel duro scontro politico seguito alla decisione della Giunta della Camera, contestata dalle opposizioni che accusano la maggioranza di ostacolare l’attività della magistratura, mentre il centrodestra continua a rivendicare la necessità di tutelare le prerogative costituzionali dei parlamentari.

Perché la Procura voleva acquisire le chat

L’inchiesta della Procura di Roma ruota attorno a Mauro Caroccia, indagato per presunti episodi di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Gli investigatori hanno sequestrato il suo telefono cellulare, sul quale sarebbero presenti anche i messaggi scambiati con Delmastro.

L’esponente di Fratelli d’Italia non risulta indagato, ma in passato è stato socio della società “Le 5 Forchette”, proprietaria del ristorante finito sotto la lente della magistratura. Gli inquirenti intendono verificare i rapporti intercorsi tra i due e ricostruire la gestione dell’attività commerciale, nell’ambito di un’indagine che punta ad accertare un possibile riciclaggio di denaro riconducibile al clan Senese.

La tutela della corrispondenza dei parlamentari

L’acquisizione delle conversazioni richiede l’autorizzazione della Camera in virtù dell’articolo 68 della Costituzione, che tutela la segretezza della corrispondenza dei parlamentari.

A rafforzare questo principio è intervenuta anche la sentenza n. 170 del 2023 della Corte Costituzionale, pronunciata nel caso che riguardava Matteo Renzi. La Consulta ha stabilito che anche i messaggi già ricevuti e conservati sul telefono dell’interlocutore rientrano nella nozione di “corrispondenza” e, di conseguenza, non possono essere acquisiti senza il via libera della Camera di appartenenza del parlamentare coinvolto.

Le motivazioni della maggioranza

Secondo il relatore Pietro Pittalis, la richiesta avanzata dalla Procura presentava diverse criticità. La relazione approvata dalla maggioranza evidenzia infatti la genericità dell’istanza, l’assenza di una precisa delimitazione temporale delle conversazioni richieste e la mancata dimostrazione dell’impossibilità di ricorrere a strumenti investigativi meno invasivi.

Per la maggioranza, la richiesta dei magistrati avrebbe avuto un carattere eccessivamente ampio e “sostanzialmente esplorativo”, non rispettando i criteri di necessità, proporzionalità e selettività richiesti quando si intende limitare una prerogativa costituzionale di un parlamentare.

Le opposizioni: “Si ostacolano le indagini”

La decisione ha provocato l’immediata reazione delle opposizioni.

Le deputate del Movimento 5 Stelle presenti in Giunta hanno accusato il centrodestra di trasformare gli organi parlamentari in uno “scudo” per i propri esponenti politici, sostenendo che le conversazioni richieste dalla Procura siano fondamentali per chiarire i rapporti tra Delmastro e Caroccia e verificare eventuali flussi di denaro legati all’attività commerciale.

Sulla stessa linea anche il Partito Democratico. Il deputato Federico Gianassi ha definito il voto “una decisione di estrema gravità”, sostenendo che il diniego finisca per ostacolare il lavoro della magistratura su un’inchiesta relativa a contestazioni particolarmente rilevanti.

L’ultima parola, comunque, spetterà all’Assemblea della Camera, chiamata nelle prossime settimane a decidere se autorizzare o meno l’acquisizione delle chat richieste dalla Procura di Roma.

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