I soccorritori della Croce Rossa Italiana intervenuti per Abderrahim Fakir a Bologna hanno effettuato manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizzato anche un defibrillatore nel tentativo di salvargli la vita. A precisarlo è la stessa Cri, che ha voluto fornire una ricostruzione più dettagliata dell’intervento dopo alcune informazioni circolate nelle ore precedenti.
La precisazione della Croce Rossa sull’intervento
La Croce Rossa Italiana ha spiegato che il proprio equipaggio, arrivato sul luogo in cui si trovava Fakir, ha iniziato le procedure di rianimazione non appena ha avuto la possibilità di intervenire.
“Secondo le informazioni in nostro possesso e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina, l’equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica”, ha fatto sapere l’organizzazione.
L’intervento del mezzo con personale medico era stato richiesto alla centrale operativa proprio dagli stessi volontari della Croce Rossa, pochi minuti dopo il loro arrivo sul posto.
Usato anche il defibrillatore per cercare di salvare Fakir
Oltre alle manovre di rianimazione cardiopolmonare, i soccorritori hanno utilizzato anche il defibrillatore automatico esterno (DAE) in dotazione all’equipaggio.
La Croce Rossa ha precisato che il dispositivo è stato successivamente consegnato ai magistrati che stanno lavorando agli accertamenti sulla morte del 42enne avvenuta domenica nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine.
Le immagini diffuse non mostrano tutte le fasi dei soccorsi
La Cri ha sottolineato che le fasi dell’intervento sanitario appena descritte non risultavano visibili nel primo video circolato pubblicamente sulla vicenda. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, però, le operazioni di soccorso emergerebbero da altri filmati mostrati successivamente da alcuni organi di stampa, tra cui l’edizione serale del Tg5 di lunedì 20 luglio.
Morte di Fakir, la Croce Rossa è disposta a collaborare con gli inquirenti
La Croce Rossa Italiana ha inoltre ribadito il proprio cordoglio e la vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir, confermando la disponibilità a collaborare con la magistratura e con l’Ausl per ricostruire ogni dettaglio della tragedia. L’organizzazione ha precisato di voler contribuire agli accertamenti “nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati”, affinché venga fatta completa chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte del 42enne.
I volontari sono “sconvolti e molto turbati”
I quattro volontari della Croce Rossa coinvolti nell’indagine sulla morte di Abderrahim Fakir sono “sconvolti, sconcertati e molto turbati”. A riferirlo è il loro legale, l’avvocato Mario Simoni, che ha spiegato di non poter fornire ulteriori dettagli vista la presenza di accertamenti in corso e per rispetto nei confronti della persona deceduta.
I quattro, tre uomini e una donna, risultano iscritti nel fascicolo aperto con modello 45-bis, una procedura che non prevede al momento la presenza di indagati, nell’ambito dell’ipotesi di omicidio colposo per la morte dell’uomo.
“Assisto i quattro volontari della Croce Rossa, ma in questo momento non posso rilasciare dichiarazioni, perché ci sono indagini in corso e per il rispetto della persona che purtroppo è venuta a mancare. Posso solo dire che sono comprensibilmente sconvolti, sconcertati e molto turbati sia dal punto di vista umano, sia per l’iscrizione”, ha dichiarato il legale.
I volontari coinvolti hanno seguito corsi di formazione per operare come soccorritori a bordo delle ambulanze, ma non sono professionisti sanitari: non ricoprono infatti il ruolo di infermieri né quello di medici.
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