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Epstein files: lo scandalo Mandelson mette in crisi il governo inglese

Epstein files: la nomina di Mandelson a Washington, ignorando l'allerta dell'UK Security Vetting, scuote Downing Street

17 Aprile 2026
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Gli Epstein files fanno tremare il governo inglese per il caso Mandelson

Gli Epstein files fanno tremare il governo inglese per il caso Mandelson | EPA/ANDY RAIN - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Epstein files, Peter Mandelson nominato ambasciatore a Washington: una decisione che ha messo in subbuglio Downing Street. Non è soltanto lo scandalo Epstein a dominare le prime pagine, ma soprattutto le ombre fitte attorno alla scelta stessa di Mandelson. L’UK Security Vetting aveva respinto la sua richiesta per il livello più alto di autorizzazione, il Developed Vetting, indispensabile per accedere a informazioni ultrasegrete. Eppure, il Foreign Office ha ignorato quell’allarme e ha proseguito con la nomina, scatenando un terremoto politico. Keir Starmer si ritrova così nel mirino, con l’intero governo sotto pressione. Chi sapeva? E perché si è fatto finta di nulla? La trasparenza promessa sembra essere solo un’illusione.

Mandelson negli Epstein Files: il caso

La posizione di Keir Starmer si è complicata di colpo. Solo pochi mesi fa difendeva la nomina di Mandelson davanti al Parlamento, ora è bersaglio di accuse pesanti. I critici sostengono che abbia fornito informazioni incomplete o fuorvianti ai Comuni, un errore grave nel sistema britannico dove la parola data al Parlamento è sacra. Se Starmer ha coperto questa nomina, la crisi politica diventa rovente.

Dal governo arrivano smentite: né Starmer né altri ministri erano a conoscenza del no dell’UK Security Vetting. È partita un’indagine interna, ma restano due scenari inquietanti: o il premier sapeva e ha taciuto, o è stato tenuto all’oscuro e allora la catena di controllo è fragile e poco affidabile. Nessuno scenario è senza conseguenze pesanti per la credibilità di Downing Street.

Le opposizioni non si sono fatte attendere. Kemi Badenoch, leader dei conservatori, accusa Starmer di aver ingannato il Parlamento. Ed Davey, capo dei Liberal Democratici, sostiene che il premier non può restare se il governo ha nascosto informazioni cruciali. Nel mirino è finito anche il Foreign Office, con figure come Olly Robbins sotto accusa per la gestione della vicenda.

Da scandalo personale a crisi istituzionale

Questa storia non è più solo un caso privato, ma una vera sfida per l’intero sistema politico. Il Parlamento chiede chiarimenti e accesso ai documenti. Il governo ha già avviato una revisione delle procedure per le nomine diplomatiche: d’ora in poi, gli annunci ufficiali arriveranno solo dopo che i controlli di sicurezza saranno completati. Una mossa frettolosa, ma necessaria, che mostra quanto la crisi abbia colpito il cuore dello Stato.

Per ora, parlare di una caduta di Starmer è azzardato, così come pensare che possa uscirne indenne. Tutto ruota attorno a una domanda: chi ha ricevuto il parere negativo, quando e chi ha deciso di ignorarlo? Finché non si chiarirà questa catena di responsabilità, ogni intervento di Starmer in Parlamento rischia di essere più un interrogatorio che una difesa politica. Per un leader che ha puntato tutto su competenza e integrità, questa è la prova più difficile da superare.

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