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Libano, l’appello di 15 Paesi Ue (Italia inclusa): “Fermare subito le operazioni militari”

Nel documento viene chiesto lo stop immediato alle operazioni militari israeliane nel territorio del Libano

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Guerra in Libano

Guerra in Libano | Shutterstock - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Quindici Paesi europei, tra cui l’Italia, lanciano un appello congiunto per fermare l’escalation in Libano, esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze umanitarie del conflitto.

I ministri degli Esteri dei Paesi firmatari hanno denunciato la gravità della situazione sul terreno, sottolineando come nel Paese si registrino già circa 1,2 milioni di sfollati interni, una cifra che rappresenta un quarto della popolazione complessiva. Un dato che, secondo i governi coinvolti, fotografa un’emergenza ormai fuori controllo.

Le richieste avanzate

Nel documento viene chiesto lo stop immediato alle operazioni militari israeliane in territorio libanese, così come agli attacchi portati avanti da Hezbollah. L’invito è rivolto a tutte le parti coinvolte affinché interrompano le ostilità e contribuiscano a ridurre la tensione.

Particolare attenzione viene posta anche sul rispetto della sovranità del Libano. I firmatari sollecitano infatti Israele a garantire pienamente l’integrità territoriale del Paese, ribadendo la necessità di evitare ulteriori violazioni che possano aggravare il quadro già critico.

Alla dichiarazione hanno aderito Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Islanda, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Polonia, San Marino, Spagna e Svezia, un fronte ampio che chiede una de-escalation immediata e una maggiore tutela della popolazione civile.

Richiamata l’urgenza di tutelare la popolazione del Libano

Nel documento si ribadisce con forza che Israele è tenuto a rispettare in modo rigoroso il diritto internazionale umanitario, a partire dai principi cardine di distinzione, proporzionalità e precauzione. Viene inoltre richiamata l’urgenza di tutelare la popolazione civile e le infrastrutture non militari, sottolineando come attacchi contro civili, personale sanitario, operatori umanitari, giornalisti e strutture civili siano da considerarsi inaccettabili e debbano cessare senza ulteriori ritardi.

Il testo insiste anche sulla necessità di avviare indagini indipendenti, ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità e garantire che chi ha commesso violazioni ne risponda. Parallelamente, viene chiesto che l’assistenza umanitaria possa raggiungere tutte le persone colpite senza ostacoli, in condizioni di sicurezza e con accesso pieno.

L’appoggio agli sforzi per disarmare Hezbollah

Ampio spazio è dedicato anche alla posizione del governo libanese. I firmatari sostengono la linea di Beirut sul controllo esclusivo delle armi da parte dello Stato e appoggiano gli sforzi per disarmare Hezbollah e porre fine alle sue attività militari. In questo quadro, viene accolta con favore la decisione adottata dal Consiglio dei ministri libanese il 2 marzo 2026, che prevede il divieto di qualsiasi attività militare o di sicurezza da parte del gruppo, l’intervento delle forze armate per prendere in custodia l’arsenale e l’obbligo per Hezbollah di consegnare le armi allo Stato.

Infine, nel documento si riconoscono i progressi compiuti dal Libano sul fronte delle riforme interne, giudicati un segnale positivo in un contesto particolarmente delicato.

A rilanciare il contenuto della dichiarazione è stato anche il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, che attraverso i social ha annunciato una prossima visita a Beirut. Il Libano, ha sottolineato, ha bisogno di azioni concrete oltre alle parole: presenza sul campo, sostegno reale e un messaggio chiaro di attenzione da parte della comunità internazionale.

Per approfondire: Libano: dal 2 marzo 1.189 morti negli attacchi israeliani

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