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Teheran avverte gli Usa: “Con truppe di terra sarà un altro Vietnam”

Le autorità iraniane avvertono Washington sui rischi di un’escalation militare in Medio Oriente e chiedono la fine dell’uso delle basi Usa, mentre cresce la tensione regionale

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L'Iran continua i suoi attacchi nel Golfo

Iran | Pixabay @BornaMir - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Teheran, 16 marzo 2026 – Il clima di tensione in Medio Oriente si fa sempre più incandescente con nuove dichiarazioni di fuoco provenienti dall’Iran, mentre le operazioni militari e diplomatiche internazionali continuano a definire il quadro di un conflitto che coinvolge direttamente Usa, Israele e i Paesi della regione. In questo contesto, emergono le parole del viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh e del presidente iraniano Masoud Pezeshkian che esprimono un deciso monito contro un possibile intervento militare americano di terra e chiedono la cessazione dell’uso delle basi statunitensi in Medio Oriente.

Il monito dell’Iran agli Usa: “Se inviano truppe sarà un altro Vietnam”

In un’intervista rilasciata a Teheran all’inviato di Sky News, Saeed Khatibzadeh, viceministro degli Esteri iraniano, ha lanciato un severo avvertimento agli Stati Uniti, sottolineando che un eventuale invio di truppe di terra nel conflitto in Medio Oriente si trasformerebbe in un “altro Vietnam” per gli americani. “Un intervento di terra sarebbe del tutto illegale, ma noi siamo pronti a difenderci,” ha dichiarato Khatibzadeh, evidenziando la determinazione dell’Iran a combattere finché necessario e la mancanza, al momento, di un effettivo interesse per una soluzione diplomatica.

Il viceministro ha inoltre puntato il dito contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver coinvolto gli Stati Uniti nel conflitto con l’obiettivo di trasformare la guerra in una vittoria per Israele a spese degli altri. Secondo Khatibzadeh, Netanyahu e il regime israeliano perseguono una propria agenda, sfruttando la situazione per i loro interessi.

In merito alla situazione interna, Khatibzadeh ha rassicurato sulle condizioni di salute del nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali Khamenei, ucciso durante il raid israelo-americano del 28 febbraio a Teheran. Nonostante la sua assenza dalle scene pubbliche dopo la successione, il viceministro ha confermato che Mojtaba è al comando e in salute.

Pezeshkian: “L’uso delle basi Usa nella regione deve cessare”

Sempre da Teheran, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha messo in luce le cause profonde del conflitto nella regione, definendo l’aggressione sionista-americana come un ostacolo alla pace e alla stabilità. In una recente telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron, Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non ha iniziato questa guerra brutale, ma esercita il diritto naturale di difesa contro l’aggressione.

Il presidente ha inoltre sottolineato la necessità di porre fine all’uso delle basi statunitensi nel Medio Oriente, che secondo lui mira a compromettere le relazioni iraniane con i Paesi vicini. Pezeshkian ha esortato la comunità internazionale a condannare l’aggressione e a convincere gli aggressori a rispettare il diritto internazionale, ribadendo che l’Iran non si arrenderà ai prepotenti.

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