Gli Stati Uniti e l’Iran stanno negoziando un accordo preliminare sul programma nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump non ha ancora firmato il memorandum.
Fonti statunitensi riferiscono che Trump sta valutando il rispetto degli impegni iraniani e le reazioni politiche interne, influenzate da gruppi repubblicani e dall’apparato israeliano. A Washington cresce la preoccupazione che il ritiro del blocco navale statunitense nello Stretto possa indebolire le leve di pressione su Teheran.
La bozza del memorandum, resa nota da Axios, indica come priorità il disarmo nucleare e la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 60 giorni dalla firma. Il vicepresidente Usa J.D. Vance ha detto che la riapertura dello Stretto non basta a Trump, che chiede un impegno chiaro dell’Iran a rinunciare all’arricchimento dell’uranio ad alto livello.
L’amministrazione americana sostiene che l’Iran non debba avere un programma nucleare, mentre Teheran rivendica il diritto all’arricchimento per scopi civili. Rimane aperto il nodo delle scorte di uranio altamente arricchito presenti in Iran, ritenute fondamentali dagli Usa.
Fonti ufficiali americane riferiscono che i dettagli sul disarmo sono ancora in fase di negoziazione. Secondo il Wall Street Journal, un accordo efficace dovrebbe prevedere la completa rimozione del programma nucleare iraniano.
Le comunicazioni tra le parti passano tramite mediatori e corrieri all’interno dell’Iran e procedono lentamente. Nel frattempo, il ministro degli Esteri pakistano ha incontrato a Washington il segretario di Stato Marco Rubio per discutere del conflitto e dei negoziati.
Aspetti economici e controversie nell’Accordo Usa Iran
Il memorandum propone la creazione di un fondo di investimento per l’Iran in caso di accordo finale. Teheran avrebbe chiesto risarcimenti di guerra per 300 miliardi di dollari, ma i mediatori non confermano la cifra e precisano che si tratterebbe di un fondo facilitato dagli Stati Uniti, simile a proposte passate di Jared Kushner e Steve Witkoff.
Gli iraniani si sarebbero detti disponibili all’ingresso di aziende americane, comprese quelle petrolifere, nel mercato nazionale. Componenti dell’amministrazione Usa, tra cui il diplomatico Bessent, confermano che le discussioni su sanzioni e investimenti saranno affrontate in una seconda fase, subordinate a passi concreti dell’Iran su nucleare, milizie per procura e Stretto di Hormuz.
Un tema delicato riguarda lo scongelamento dei fondi iraniani bloccati all’estero. Trump aveva criticato in passato lo sblocco di questi asset durante l’amministrazione Obama e non intende autorizzare pagamenti diretti in contanti all’Iran. Si valuta un possibile coinvolgimento del Qatar per lo sblocco di fondi destinati ad assistenza umanitaria, ma il memorandum dovrebbe limitarsi a riferimenti a un «graduale rilascio» di risorse.
Lo scontro politico negli Stati Uniti continua a influenzare le decisioni della Casa Bianca. La necessità di bilanciare le linee rosse del presidente con le pressioni di Israele e dei falchi repubblicani rende incerta la firma definitiva del documento.
Il testo preliminare rappresenta un primo passo verso una tregua, rimandando a una fase successiva la definizione delle questioni più complesse e delle contropartite economiche.
