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Alzheimer, scoperta proteina che la prevede decenni prima dei sintomi

Scoperta una proteina nel sangue che anticipa l’Alzheimer di decenni: il test, sviluppato negli USA, apre nuove prospettive per diagnosi precoce e terapie mirate

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Scoperta proteina nel sangue che prevede l’Alzheimer decenni prima dei sintomi

Scoperta proteina nel sangue che prevede l’Alzheimer decenni prima dei sintomi

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 19 febbraio 2026 – Un importante passo avanti nella diagnosi precoce della malattia di Alzheimer arriva da uno studio pubblicato su Nature Medicine. Un team della Washington University di St. Louis, guidato da Suzanne Schindler, ha identificato un vero e proprio “timer molecolare” nel sangue capace di prevedere con decenni di anticipo l’insorgenza dei sintomi dell’Alzheimer, con un margine di errore di appena 3-4 anni.

La proteina p-tau217: un indicatore precoce dell’Alzheimer

La chiave di questa scoperta è la proteina p-tau217, i cui livelli nel sangue aumentano quando nel cervello iniziano ad accumularsi ammassi proteici mal ripiegati, tipici della malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno messo a punto uno strumento diagnostico, liberamente accessibile alla comunità scientifica, che permette di misurare questa proteina tramite un semplice esame ematico.

Lo studio ha analizzato oltre 600 anziani coinvolti in ricerche statunitensi sull’Alzheimer, dimostrando che i livelli di p-tau217 si comportano come gli anelli nel tronco di un albero: permettono di stimare il “tempo” che manca prima che la malattia manifesti i suoi sintomi. Interessante è la correlazione trovata con l’età: negli individui più anziani il periodo tra l’aumento di p-tau217 e l’insorgenza dei sintomi è più breve, indicando uno sviluppo più rapido della malattia.

Implicazioni per la prevenzione e la cura

Questa innovazione potrebbe rivoluzionare la gestione clinica dell’Alzheimer, consentendo di identificare precocemente chi potrebbe beneficiare maggiormente di terapie preventive volte a rallentare o impedire la progressione della malattia. Come sottolinea Kellen Petersen, primo autore dello studio, “con ulteriori perfezionamenti, questa metodologia potrebbe diventare uno strumento utile nell’assistenza medica individuale”.

Ad oggi, la malattia di Alzheimer, forma più comune di demenza degenerativa, colpisce circa 492.000 persone solo in Italia, con sintomi che vanno dalla perdita di memoria al disorientamento, fino a gravi compromissioni cognitive e funzionali. Sebbene l’eziologia resti ancora non pienamente chiara, l’identificazione precoce di indicatori biologici come p-tau217 rappresenta un significativo progresso nella lotta contro questa patologia invalidante.

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