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Ong allarmate per nuove regole Ue sui migranti: “Misure in stile Ice”

Le organizzazioni non governative lanciano l’allarme: le nuove norme UE su controlli, espulsioni e sorveglianza rischiano di compromettere diritti e privacy dei migranti

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Un gruppo di migranti su un gommone

Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bruxelles, 16 febbraio 2026 – Le nuove regole europee sull’immigrazione stanno suscitando forti critiche da parte di numerose organizzazioni non governative (ONG), che denunciano un rischio di sorveglianza di massa e controlli in stile Ice negli spazi pubblici e privati degli Stati membri. Queste misure, attualmente in fase di negoziazione all’interno dell’Unione Europea, mirano a rafforzare e normalizzare i controlli sull’immigrazione irregolare e le espulsioni, ma per le ONG rappresentano una minaccia diretta ai diritti fondamentali e alla sicurezza delle persone migranti.

Le critiche delle ONG alle misure UE sui migranti

In una dichiarazione congiunta firmata da 88 ONG provenienti da diversi Paesi europei, inclusa l’Italia, si sottolinea che le nuove norme potrebbero trasformare i servizi pubblici e gli spazi comunitari in strumenti di controllo dell’immigrazione, analogamente a quanto avviene negli Stati Uniti con la polizia federale Ice. Le organizzazioni avvertono che questa politica ha già causato gravi problemi sanitari e sociali, poiché le persone senza documenti evitano di accedere alle cure mediche per timore di essere denunciate o arrestate.

Le misure contestate prevedono raid della polizia nelle abitazioni private, controlli capillari in luoghi pubblici come stazioni di autobus e treni (ad esempio, la Francia ha pianificato l’impiego di 4.000 agenti per tali operazioni), e controlli alle frontiere interne, come in Belgio. Inoltre, l’uso di tecnologie di sorveglianza, tra cui sistemi di identificazione biometrica, e lo scambio di dati personali su scala europea, preoccupa per le implicazioni sulla privacy e i rischi di discriminazione razziale.

Proposta di modifica al regolamento rimpatri: cosa cambia

L’inserimento dell’articolo 23a nel regolamento rimpatri in discussione prevede la possibilità per le autorità di perquisire i cittadini stranieri e i loro luoghi di residenza senza consenso, sequestrare effetti personali e dispositivi elettronici e imporre misure investigative per facilitare le espulsioni. La formulazione vaga del testo, che include anche “altri locali pertinenti”, apre la porta a retate in rifugi, chiese o centri gestiti da ONG.

Secondo esperti e attivisti, questa norma rappresenta un grave passo verso la normalizzazione di pratiche di Stato di polizia in Europa, mettendo a rischio la sicurezza e la dignità delle persone migranti e di chi le supporta. Il regolamento è ancora in fase di negoziazione tra i Paesi membri e il Parlamento europeo, con forti divisioni su diversi aspetti, tra cui la durata massima della detenzione amministrativa e la creazione di centri di rimpatrio nei paesi terzi.

Le organizzazioni non governative continuano a chiedere un approccio che rispetti i diritti umani e la protezione delle persone vulnerabili, opponendosi a politiche che rischiano di alimentare discriminazione, paura e marginalizzazione.

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