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L’Ue cambia norme sugli appalti, arriva la preferenza europea

Il regolamento istituisce una 'preferenza europea' facoltativa salvo in settori strategici (clean tech, cloud, IA, medicinali critici) e riguarda un mercato stimato in circa 2.000 miliardi

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Una bandiera dell'Ue

Pixabay @PeskyMonkey

Redazione di Redazione

La Commissione europea ha proposto una riforma degli appalti pubblici per trasformare la spesa di Comuni, Regioni e amministrazioni in una leva di politica industriale, non più concentrata solo sul prezzo più basso. La proposta istituisce un quadro comune per la preferenza europea su un mercato che la Commissione valuta intorno al 15% del Pil dell’Ue, pari a circa 2.000 miliardi di euro. La misura punta a sostenere industria europea, innovazione, sicurezza economica e filiere meno dipendenti dall’estero.

Cosa cambia per le stazioni appaltanti e gli effetti sui costi

Nel regolamento generale la scelta di privilegiare operatori o prodotti europei resterà in gran parte nelle mani dei singoli enti committenti: il cosiddetto ‘Buy European’ sarà facoltativo in molti casi e diventerà obbligatorio solo in settori ritenuti strategici, tra cui le clean tech, il cloud, l’intelligenza artificiale e i medicinali critici.

La riforma impone che almeno il 30% della valutazione delle offerte si basi su criteri diversi dal prezzo — aspetti sociali e ambientali, innovazione, sicurezza e resilienza — e introduce la possibilità, nei casi non coperti da impegni di accesso reciproco, di attribuire più punti alle offerte europee o di escludere operatori di Paesi terzi o offerte basate su prodotti provenienti da quei Paesi.

La Commissione riconosce la responsabilità significativa che grava sulle amministrazioni, che devono operare con risorse pubbliche scarse. Secondo l’analisi d’impatto citata nella proposta, i nuovi criteri non dovrebbero aumentare significativamente i costi; anzi, semplificazione, maggiore concorrenza e la possibilità di negoziare con gli offerenti dovrebbero generare risparmi. Bruxelles stima risparmi amministrativi per circa 650 milioni l’anno.

Semplificazione normativa Ue, mercato digitale e reazioni politiche

La riforma sostituirà le tre direttive su appalti, utilities e concessioni con un unico regolamento direttamente applicabile: le procedure passeranno da cinque a tre e sarà possibile negoziare con gli offerenti. Per l’Italia questo significa che parte del quadro su cui poggia il Codice degli appalti non passerà più dal recepimento nazionale, ma sarà fissata direttamente a livello Unione europea.

La Commissione dell’Ue ha previsto anche la nascita di un mercato digitale europeo degli appalti, che collegherà le piattaforme nazionali e regionali: le imprese potranno registrarsi una sola volta, accedere alle gare degli altri Paesi e usare traduzioni automatiche, aumentando così il numero delle offerte e la concorrenza transfrontaliera.

Il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné ha detto che, dove gli accordi internazionali non lo vietano, le stazioni appaltanti potranno scegliere di sostenere le imprese europee: «Se dopo l’adozione della riforma ci saranno autobus Byd (cinese, ndr) a Berlino, non sarà colpa della Commissione», ha tagliato corto Séjourné, aggiungendo che il denaro pubblico deve riempire «i portafogli ordini delle nostre imprese e delle nostre Pmi piuttosto che quelli dei concorrenti».

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato: «Finalmente l’Europa ha compreso quanto sia importante il principio di preferenza europea per tutelare la nostra industria nel mercato interno». Di segno diverso è la reazione del ministro degli Affari europei Tommaso Foti, che ha detto che l’Italia e numerosi altri Stati membri continuano a ritenere che la direttiva sia lo strumento più adatto per mantenere l’equilibrio tra un quadro comune e la necessaria flessibilità per le specificità nazionali.

Per l’Italia, in sintesi, la novità normativa sposterà a livello europeo decisioni che oggi si traducono nel codice nazionale degli appalti e introdurrà strumenti operativi e digitali pensati per aumentare l’accesso transfrontaliero alle gare e la concorrenza.

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