La Commissione europea ha presentato una proposta per modificare le regole sugli appalti pubblici, trasformando la spesa di Comuni, Regioni e amministrazioni in uno strumento di politica industriale volto a sostenere industria, innovazione e sicurezza economica. Il mercato dei contratti pubblici nella Unione europea pesa circa 15% del Pil e muove circa 2.000 miliardi di euro.
La riforma punta a spostare l’attenzione dal solo criterio del prezzo a valutazioni multidimensionali: l’obiettivo dichiarato è promuovere catene di fornitura meno dipendenti dall’estero e aumentare l’innovazione attraverso gli appalti.
Come funziona la preferenza europea
Il quadro proposto introduce la possibilità per le amministrazioni di attribuire vantaggi alle offerte europee. In linea generale il meccanismo resterà discrezionale per gli enti locali, ma potrà diventare obbligatorio in ambiti considerati strategici. Nelle gare, almeno il 30% della valutazione delle offerte dovrà basarsi su criteri diversi dal prezzo, come aspetti sociali e ambientali, innovazione, sicurezza e resilienza.
Nei casi in cui non sussistano impegni di accesso reciproco, il regolamento consente alle stazioni appaltanti di escludere operatori di Paesi terzi o offerte europee che si fondino su prodotti provenienti da quei Paesi, esercitando così una forma pratica di preferenza europea nel processo di selezione.
Settori interessati e semplificazioni procedurali
La proposta individua settori strategici in cui la preferenza potrà essere applicata in modo più vincolante: fra questi figurano clean tech, cloud, intelligenza artificiale e medicinali critici. Parallelamente si prevede una razionalizzazione delle norme: le tre direttive su appalti, utilities e concessioni saranno sostituite da un unico regolamento direttamente applicabile negli Stati membri.
La riforma riduce il numero di procedure previste passando da cinque a tre e introduce la possibilità di negoziare con gli offerenti, con l’intento di velocizzare e semplificare le gare. Per gli Stati membri questo significa che una parte del quadro normativo attualmente recepita a livello nazionale sarà ora stabilita direttamente a livello Unione europea.
Impatto operativo per amministrazioni e imprese
Bruxelles stima che le novità non dovrebbero aumentare significativamente i costi di gara e che, grazie a semplificazione e maggiore concorrenza, saranno possibili risparmi amministrativi stimati in circa 650 milioni l’anno. Per le amministrazioni pubbliche la riforma richiederà nuove modalità di valutazione delle offerte e la definizione di criteri tecnici e sociali più strutturati.
Fra gli strumenti di accompagnamento è previsto un mercato digitale europeo degli appalti che collegherà le piattaforme nazionali e regionali: le imprese potranno registrarsi una sola volta e accedere alle gare degli altri Paesi con l’ausilio di traduzioni automatiche, aumentando il potenziale numero di offerte ricevute.
«Finalmente l’Europa ha compreso quanto sia importante il principio di preferenza europea per tutelare la nostra industria nel mercato interno», ha sottolineato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a sostegno dell’impostazione che privilegia criteri non esclusivamente economici.
La proposta avvia ora il percorso politico comunitario: toccherà al Parlamento e al Consiglio esaminare il testo e definire i dettagli operativi prima dell’entrata in vigore.
