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Referendum giustizia, il comitato firme: “Pronti a ricorsi fino alla Consulta”

Il comitato promotore contesta la possibile anticipazione della data del referendum sulla giustizia e minaccia ricorsi legali, mentre cresce lo scontro tra governo e opposizioni

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Referendum sulla giustizia: superate le 51mila firme

Referendum sulla giustizia: superate le 51mila firme | Pixabay @Andrea_Valtriani - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Roma, 8 gennaio 2026 – Prosegue la tensione politica attorno alla data del referendum sulla riforma della giustizia, attesa per essere definita nel prossimo Consiglio dei ministri, previsto entro il 17 gennaio. Mentre il governo valuta di fissare la consultazione popolare per la seconda metà di marzo, con le ipotesi più accreditate tra il 22 e il 23, si intensificano le prese di posizione e le contestazioni da parte del comitato promotore della raccolta firme e delle opposizioni.

Comitato firme pronto ai ricorsi fino alla Consulta

Il portavoce del comitato promotore, Carlo Guglielmi, ha ribadito con fermezza la volontà di impugnare qualsiasi decreto di indizione del referendum che non rispetti la prassi storica consolidata, cioè l’emissione del decreto dopo la scadenza del termine di tre mesi per la raccolta delle firme. Guglielmi ha sottolineato che finora sono state raccolte circa 280 mila firme, con l’obiettivo di raggiungere le 500 mila entro il 30 gennaio, termine ultimo previsto dalla legge. Nel caso in cui il governo decida di fissare la data prima che la Cassazione si sia espressa definitivamente sulla raccolta firme, il comitato è pronto a ricorrere sia al Tar che alla Corte Costituzionale, utilizzando tutti gli strumenti legali a disposizione per tutelare la partecipazione popolare.

Il portavoce ha inoltre evidenziato come nei quattro precedenti referendari costituzionali della storia repubblicana, il governo abbia sempre rispettato la prassi di far decorrere i sessanta giorni previsti dalla legge del 1970 solo dopo la scadenza dei tre mesi indicati dall’articolo 138 della Costituzione per la raccolta delle firme. Se questa consuetudine venisse disattesa, ha dichiarato, il comitato inviterà l’esecutivo a giustificarsi nelle sedi opportune.

Governo e opposizioni: clima di scontro sul referendum

Sul fronte politico, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato in un’intervista al Corriere della Sera l’intenzione di spostare il referendum nella seconda metà di marzo, definendo “superflua” la raccolta firme alternativa che sta proseguendo parallelamente. Questa posizione ha suscitato dure critiche da parte delle opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato il ministro di sottovalutare la partecipazione popolare a una consultazione su una riforma che, secondo lui, non migliorerebbe la giustizia ma servirebbe a proteggere politici e governi dalle inchieste.

Non meno severe le reazioni di altri esponenti di opposizione come il senatore dem Dario Parrini, che ha commentato con preoccupazione la dichiarazione di Nordio, definendo inquietante il disprezzo manifestato nei confronti del Parlamento e della democrazia parlamentare. Anche Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione Affari costituzionali, ha denunciato “arroganza senza limiti” e un atteggiamento irrispettoso verso le istituzioni.

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