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Caporalato nella moda, sotto inchiesta anche Prada, Gucci e Versace

Procura di Milano amplia le indagini sullo sfruttamento nelle filiere della moda: coinvolti 13 marchi del lusso, focus su appalti irregolari e tutela dei lavoratori

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Il Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano | Alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Milano, 4 dicembre 2025 – È ancora alta l’attenzione della Procura di Milano sulle condizioni di lavoro nelle filiere del made in Italy della moda di lusso. Dopo il caso Tod’s, coinvolta nell’inchiesta per caporalato, si allarga il fronte delle indagini con ben 13 nuovi marchi sotto la lente degli inquirenti, tra cui Versace, Gucci, Prada e Dolce&Gabbana, come riportato da Il Sole 24 Ore. L’iniziativa del pubblico ministero Paolo Storari ha visto la notifica di altrettanti ordini di consegna documenti, avviando un’indagine approfondita sugli opifici cinesi clandestini e sulle reti di appalto e subappalto irregolari.

Le nuove indagini sul caporalato e i marchi coinvolti

I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno individuato fornitori critici presso le filiere di diversi brand di lusso, dove sono stati riscontrati lavoratori in condizioni di sfruttamento e mancanza di sicurezza. Tra i marchi interessati figurano, oltre ai già citati, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia e Off-White Operating. La Procura ha chiesto alle aziende coinvolte di fornire spontaneamente i modelli organizzativi di prevenzione e i risultati degli audit interni o commissionati per impedire ulteriori violazioni.

Questa strategia, definita “light” dagli inquirenti, concede un periodo di tempo ai gruppi per ristrutturare appalti e subappalti, evitando al momento misure più drastiche come la gestione giudiziaria, già applicata a marchi come Alviero Martini, Armani, Dior, Valentino, Loro Piana e Tod’s. Quest’ultimo è al centro di un fascicolo specifico per presunta consapevolezza propria e dei suoi manager nella certificazione delle linee produttive degli appaltatori.

Il contesto delle ispezioni e le testimonianze

Le indagini si sono concentrate su stabilimenti con molteplici livelli di subappalto, in particolare in Toscana, dove sono state sequestrate borse e accessori di prestigiosi brand come Madbag, Zegna, Saint Laurent, Cuoieria Fiorentina e Prada. Testimonianze raccolte durante l’inchiesta hanno rivelato che alcune aziende assemblavano prodotti per marchi noti come Zara, Diesel, Hugo Boss, Trussardi, Versace, Gucci e Dolce & Gabbana, spesso in condizioni di sfruttamento dei lavoratori.

L’inchiesta milanese conferma una problematica diffusa nelle filiere della moda di lusso, spingendo le autorità a intensificare i controlli e a sollecitare le aziende a un cambio di paradigma nella gestione delle produzioni, con un’attenzione crescente alla trasparenza e al rispetto dei diritti del lavoro.

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