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Stati Uniti valutano possibili azioni militari in Venezuela: individuati i potenziali obiettivi

Washington valuta raid mirati contro basi militari e porti venezuelani, accusando Maduro di favorire il narcotraffico. Cresce la tensione internazionale e regionale

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Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti | EPA/WILL OLIVER / POOL - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Caracas, 31 ottobre 2025 – La tensione tra Stati Uniti e Venezuela continua a salire, con l’amministrazione Trump che avrebbe individuato una serie di obiettivi strategici nel territorio venezuelano da colpire con attacchi aerei mirati. Le fonti del Wall Street Journal e del Miami Herald confermano che la Casa Bianca sta valutando un’escalation militare che potrebbe concretizzarsi nelle prossime ore o giorni, con l’obiettivo di colpire le basi logistiche e militari utilizzate – secondo Washington – dai cartelli della droga legati al regime di Nicolás Maduro.

Identificati obiettivi militari e porti strategici in Venezuela

Secondo le informazioni raccolte, gli obiettivi designati comprendono strutture militari, porti e aeroporti sotto il controllo diretto dell’esercito venezuelano, ritenuti nodi cruciali nel traffico di droga internazionale. Gli Stati Uniti accusano il governo Maduro di aver trasformato il Venezuela in un narco-Stato con un cartello criminale che esporterebbe fino a 500 tonnellate di cocaina all’anno verso Nord America ed Europa. Questi raid, stando ai piani statunitensi, mirerebbero anche a colpire la catena di comando del cartello, indebolendo così la rete di traffico di stupefacenti.

Nicolas Maduro, Presidente del Venezuela
Nicolas Maduro | Instagram @nicolasmaduro – alanews

Il rafforzamento della presenza militare americana nel Mar dei Caraibi è evidente: la portaerei USS Gerald Ford e la nave lanciamissili USS Gravely si trovano ormai a pochi chilometri dalla costa venezuelana, con esercitazioni congiunte a Trinidad e Tobago. Inoltre, velivoli da ricognizione come i bombardieri B-52 e B-1 hanno effettuato numerose missioni lungo la costa venezuelana, alcune delle quali hanno sorvolato per diversi minuti il territorio venezuelano, secondo i dati di tracciamento.

La posizione di Donald Trump e le accuse contro Maduro

Il presidente Donald Trump ha confermato di aver autorizzato operazioni segrete della CIA in Venezuela. Trump ha più volte sostenuto che il Venezuela non solo è un hub per la cocaina, ma anche per il traffico di fentanyl, un oppioide sintetico responsabile di numerose overdose negli Stati Uniti. Tuttavia, esperti citati dal WSJ osservano che il fentanyl è principalmente prodotto in Messico con precursori chimici provenienti dalla Cina, e non esistono prove dirette di un coinvolgimento ufficiale venezuelano nel traffico di questa sostanza.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito il Venezuela un “narco-Stato” gestito da un cartello criminale, sottolineando come l’obiettivo di Washington sia quello di far cessare l’influenza di Maduro, che viene accusato di aver trasformato il Paese in una base per il narcotraffico internazionale.

Dall’altra parte, Nicolás Maduro respinge fermamente tutte le accuse, rivendicando la continua lotta del suo governo contro i traffici illeciti. In una recente dichiarazione televisiva, Maduro ha annunciato l’intercettazione di diversi aerei sospettati di trasportare droga attraverso i Caraibi, sottolineando l’efficienza delle forze armate nella protezione del territorio. Inoltre, ha disposto la creazione di una nuova applicazione mobile, VenApp, per consentire ai cittadini di segnalare in tempo reale attività sospette, rafforzando così la difesa nazionale contro possibili incursioni straniere.

Cresce la tensione regionale e le ripercussioni diplomatiche

Il clima di ostilità si è esteso anche a livello regionale. Il Venezuela ha sospeso con effetto immediato l’accordo energetico con Trinidad e Tobago, accusando quest’ultimo di aver partecipato a esercitazioni militari sotto il coordinamento del Comando Sud degli Stati Uniti, considerate da Caracas una provocazione e una minaccia alla pace nei Caraibi. Maduro ha attaccato duramente la premier trinidadiana Kamla Persad-Bissessar, definendola una “promotrice della guerra” per motivi personali.

Nel frattempo, la comunità internazionale, inclusa l’ONU, ha chiesto agli Stati Uniti di fermare i raid aerei nei Caraibi, sottolineando la necessità di indagini “rapide, indipendenti e trasparenti” sugli attacchi contro le imbarcazioni sospettate di traffico di droga, e denunciando il crescente costo umano di tali operazioni.

Le ripercussioni interne in Venezuela e le reazioni politiche

A livello interno, Maduro ha annunciato misure severe contro chiunque sostenga un’invasione militare straniera, chiedendo al Tribunale Supremo di Giustizia di autorizzare la revoca della cittadinanza a coloro che appoggiano un’offensiva degli Stati Uniti sul suolo venezuelano. L’ordine sembra rivolto in particolare a figure dell’opposizione in esilio, come Leopoldo López, che ha espresso sostegno a un intervento militare americano.

Il contesto politico interno rimane estremamente instabile, con il governo venezuelano accusato da diverse organizzazioni internazionali di repressione violenta dell’opposizione e di violazioni dei diritti umani. Nel frattempo, il Dipartimento di Stato statunitense ha aumentato la taglia sulla cattura di Maduro, ora fissata a 25 milioni di dollari per accuse che includono narco-terrorismo e traffico internazionale di stupefacenti.

Gli sviluppi della crisi venezuelana continuano a essere monitorati con attenzione a livello globale, con le tensioni che rischiano di innescare un conflitto più ampio nella regione caraibica e di avere impatti significativi sulla geopolitica e sulla sicurezza internazionale.

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