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Alcuni batteri negli alberi favoriscono la formazione di oro: lo studio

Scoperta finlandese: nanoparticelle d’oro negli abeti rossi grazie a batteri endofiti, promettono nuove strategie sostenibili per esplorazione mineraria e bonifica ambientale

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Un albero con lingotti d'oro sulle foglie

Alanews.it

Redazione di Redazione

Milano, 8 ottobre 2025 – Una scoperta rivoluzionaria nel campo della biogeochimica apre nuove prospettive per l’esplorazione mineraria sostenibile. Un team di ricercatori finlandesi dell’Università di Oulu ha individuato la presenza di nanoparticelle d’oro all’interno degli aghi di abeti rossi cresciuti nelle vicinanze di un giacimento minerario. Questo fenomeno, descritto sulla rivista Environmental Microbiome, è strettamente collegato all’attività di particolari batteri presenti nei tessuti vegetali, che potrebbero in futuro fungere da indicatori biologici per identificare terreni ricchi di oro.

Il ruolo dei batteri nella biomineralizzazione dell’oro

Le piante non sono soltanto organismi autotrofi, ma ospitano anche una vasta gamma di microbi endofiti che vivono all’interno dei loro tessuti. Secondo Anna Maria Pirttila, docente presso l’Università di Oulu, questi microbi possono influenzare i processi di biomineralizzazione, un meccanismo naturale mediante il quale sostanze minerali, come l’oro, si accumulano e si solidificano nei tessuti vegetali. La ricerca ha evidenziato che negli aghi di quattro abeti rossi su un campione di 138 prelevati nel sito minerario satellite della miniera d’oro di Kittilä, sono state trovate nanoparticelle d’oro circondate da biofilm batterici. Il sequenziamento del DNA ha identificato gruppi batterici prevalenti quali P3OB-42, Cutibacterium e Corynebacterium, suggerendo un ruolo attivo di questi microorganismi nella precipitazione dell’oro.

Implicazioni per l’esplorazione mineraria e la bonifica ambientale

La ricercatrice Kaisa Lehosmaa spiega che l’oro, solubile nel suolo e trasportato dall’acqua, viene assorbito dagli abeti rossi e trasformato dai microbi in particelle solide di dimensioni nanometriche. Pur essendo invisibili a occhio nudo e troppo minute per un recupero commerciale, queste nanoparticelle rappresentano un nuovo strumento biologico per mappare la presenza di oro nei terreni. Inoltre, lo studio suggerisce che la comprensione di tali processi potrebbe favorire lo sviluppo di tecniche ecocompatibili per la rimozione di metalli pesanti da acque contaminate da attività minerarie, ampliando così le applicazioni ambientali di questa scoperta.

Questi risultati si inseriscono in un quadro più ampio di ricerca condotta dall’Università di Oulu, che si conferma all’avanguardia nel settore della microbiologia ambientale e della sostenibilità, come testimoniato anche dagli accordi internazionali recentemente siglati con istituti di alta formazione europei per promuovere collaborazione scientifica e mobilità accademica.

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