Otto studenti universitari sudcoreani sono stati fermati dopo aver tentato di entrare senza autorizzazione nella base aerea statunitense di Osan, vicino a Seul, mentre gridavano slogan contro gli Stati Uniti. L’episodio è avvenuto martedì 4 agosto e ha coinvolto quattro uomini e quattro donne, inizialmente bloccati dal personale militare americano e successivamente consegnati alle autorità sudcoreane.
Secondo la polizia, gli studenti sono ora indagati in base alla normativa sudcoreana sulla protezione delle installazioni militari. Durante gli interrogatori tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Gli slogan contro la Settima Forza Aerea americana
Secondo la ricostruzione delle autorità, gli otto giovani avrebbero cercato di accedere alla Osan Air Base attraverso l’ingresso principale. Durante l’azione avrebbero pronunciato slogan contro la presenza militare statunitense, tra cui un invito a «distruggere la Settima Forza Aerea Usa».
Le forze armate americane hanno confermato il tentativo di ingresso non autorizzato e sottolineato che episodi di questo tipo vengono considerati con particolare serietà quando coinvolgono una struttura militare. Il caso sarà ora gestito secondo le procedure previste dalle leggi statunitensi e sudcoreane.
La Osan Air Base, situata a Pyeongtaek, a sud della capitale, rappresenta una delle principali installazioni dell’aeronautica statunitense nella penisola coreana.
La protesta per il progetto sui semiconduttori
A spiegare le ragioni dell’azione è stata la Korean Progressive University Student Union, organizzazione studentesca progressista che ha identificato gli otto fermati come propri membri.
Secondo il gruppo, gli studenti intendevano protestare contro quella che considerano l’opposizione delle forze armate statunitensi a un progetto sudcoreano per la realizzazione di un grande polo dedicato ai semiconduttori.
L’agenzia Yonhap ha riferito che gli Stati Uniti avrebbero indicato l’esistenza di importanti interessi militari legati a un aeroporto coinvolto nel progetto e destinato a essere trasferito. Né le autorità militari americane né la polizia sudcoreana hanno tuttavia commentato direttamente le motivazioni indicate dall’organizzazione studentesca.
La presenza militare americana in Corea del Sud
L’episodio riporta l’attenzione sul rapporto complesso tra la Corea del Sud e la presenza militare degli Stati Uniti nel Paese.
Attualmente sono schierati in territorio sudcoreano circa 28.500 militari americani, nell’ambito dell’alleanza costruita tra Washington e Seul per garantire la deterrenza nei confronti della Corea del Nord. La loro presenza affonda le radici nella Guerra di Corea del 1950-1953, terminata con un armistizio e mai formalmente conclusa con un trattato di pace.
La maggioranza della popolazione sudcoreana continua a sostenere l’alleanza militare con Washington, ma la presenza americana ha storicamente alimentato anche movimenti e proteste anti-Usa, legati tanto alle vicende della storia contemporanea del Paese quanto alle questioni relative alle basi e ai costi del dispiegamento militare.
I precedenti delle proteste contro le strutture americane
Non è la prima volta che gruppi studenteschi sudcoreani organizzano azioni di questo tipo. Nel 2019 alcuni studenti entrarono nel complesso della residenza dell’ambasciatore statunitense a Seul per protestare contro le richieste dell’amministrazione Trump affinché la Corea del Sud aumentasse il proprio contributo economico per il mantenimento delle truppe americane.
Nel 2023, inoltre, membri della stessa organizzazione studentesca progressista coinvolta nell’episodio di Osan avevano partecipato a un’altra incursione in un’installazione militare americana a Seul durante una protesta contro le esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud.
L’episodio del 4 agosto si inserisce quindi in un confronto più ampio sulla presenza militare americana nella penisola, questa volta intrecciato anche a uno dei settori economicamente più strategici per Seul: quello dei semiconduttori.
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