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Microplastiche nell’acqua, ne ha di più bottiglia o rubinetto? Il confronto

Studi recenti rivelano livelli inattesi di microplastiche nelle bottiglie, specie in vetro. Analisi su sicurezza, controlli e impatto ambientale dell’acqua potabile

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Microplastiche nell’acqua: dati a confronto tra bottiglia e rubinetto, ecco i risultati

Microplastiche nell’acqua: dati a confronto tra bottiglia e rubinetto, ecco i risultati

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 3 ottobre 2025 – L’attenzione verso la qualità dell’acqua che consumiamo quotidianamente si è intensificata negli ultimi anni, soprattutto alla luce delle nuove scoperte riguardanti la presenza di microplastiche nei diversi tipi di contenitori utilizzati per l’imbottigliamento. Recenti studi, tra cui quello condotto dall’agenzia francese ANSES e da SANAQUA, hanno evidenziato dati sorprendenti sulla contaminazione da microplastiche, mettendo in discussione alcune convinzioni consolidate riguardo l’acqua in bottiglia, sia essa in plastica o vetro.

Microplastiche nell’acqua imbottigliata: un problema più diffuso del previsto

È noto che le bottiglie di plastica, realizzate principalmente in PET (polietilene tereftalato), possono rilasciare sostanze come l’antimonio e, occasionalmente, tracce di ftalati, soprattutto se esposte a condizioni di calore o luce solare. Tuttavia, la vera novità emersa dagli ultimi studi riguarda la concentrazione di microplastiche non solo nelle bottiglie di plastica, ma soprattutto in quelle di vetro. Le analisi condotte su diverse bevande commercializzate in Francia, tra cui acqua naturale e gassata, bibite, birra e vino, hanno rivelato che le bottiglie di vetro presentano una concentrazione di microplastiche significativamente superiore rispetto a quelle in PET o in altri materiali come cartone e lattine.

In media, l’acqua imbottigliata in vetro contiene circa 4,5 particelle di microplastica per litro, quasi il triplo rispetto alle 1,6 microplastiche per litro riscontrate nelle bottiglie di plastica. Questi dati sorprendenti sono stati attribuiti principalmente ai tappi delle bottiglie in vetro, spesso rivestiti con materiali plastici che, durante la conservazione e il trasporto, subiscono abrasioni e rilasciano frammenti di plastica nell’acqua.

Microplastiche nell’acqua: dati a confronto tra bottiglia e rubinetto, ecco i risultati
Microplastiche nell’acqua: dati a confronto tra bottiglia e rubinetto, ecco i risultati

Origine e impatto delle microplastiche: il ruolo dei tappi in plastica

Il problema dei tappi in plastica, che sigillano le bottiglie di vetro, è stato al centro dei test successivi condotti dai ricercatori. In particolare, è emerso che la conservazione dei tappi senza adeguate precauzioni provoca graffi e microfratture che favoriscono il rilascio di microplastiche. Le prove sperimentali hanno mostrato come la pulizia dei tappi con aria compressa e soluzioni alcoliche prima del loro utilizzo possa ridurre drasticamente la quantità di particelle rilasciate, portandola da una media di 287 microplastiche per litro a circa 87.

Questa scoperta suggerisce che semplici interventi nelle fasi di produzione e stoccaggio potrebbero limitare significativamente la contaminazione da microplastiche nelle bevande imbottigliate in vetro, senza però eliminare completamente il problema. Gli autori dello studio sottolineano che, seppur difficile, è fondamentale stabilire nuove norme per la gestione e la pulizia dei tappi, al fine di ridurre l’impatto di queste particelle sul consumatore.

Confronto tra acqua in bottiglia e acqua del rubinetto: qualità e controlli

Nonostante la diffusa percezione che l’acqua in bottiglia sia più pura e sicura, l’acqua del rubinetto in Italia è sottoposta a controlli molto più frequenti e rigorosi rispetto a quella minerale imbottigliata. A Roma, ad esempio, vengono effettuati circa 250.000 controlli annuali, mentre in altre regioni come Emilia Romagna e Puglia si superano i 100 controlli giornalieri. Questi monitoraggi approfonditi garantiscono un elevato standard di sicurezza e qualità dell’acqua potabile distribuita sul territorio.

Inoltre, l’acqua del rubinetto ha un impatto ambientale e un costo economico decisamente inferiori rispetto a quella in bottiglia di plastica. Il prezzo medio di un litro d’acqua in bottiglia oscilla tra 0,20 e 0,50 euro, mentre l’acqua del rubinetto costa circa 0,002 euro al litro, risultando quasi 100 volte più economica. A livello ambientale, la produzione, il trasporto e lo smaltimento delle bottiglie in plastica contribuiscono significativamente all’inquinamento da plastica, con milioni di tonnellate di rifiuti plastici che finiscono ogni anno negli ecosistemi acquatici, inclusi i mari italiani.

Come limitare l’esposizione alle microplastiche nell’acqua

Alla luce di queste evidenze, diventa cruciale adottare strategie per limitare l’ingestione di microplastiche e ridurre l’utilizzo di bottiglie di plastica monouso. Tra le soluzioni più efficaci si segnalano:

  • L’uso di borracce riutilizzabili, preferibilmente in acciaio inox o vetro, che non rilasciano sostanze nocive e mantengono fresca l’acqua più a lungo.
  • L’utilizzo di fontanelle pubbliche e case dell’acqua, che stanno diventando sempre più diffuse nelle città italiane, offrendo un’alternativa economica e sostenibile all’acqua in bottiglia.
  • L’installazione di sistemi di filtrazione domestica, che migliorano la qualità dell’acqua di rubinetto e ne rimuovono eventuali impurità, garantendo un consumo sicuro e consapevole.

L’attenzione verso la riduzione del consumo di plastica e la prevenzione dell’inquinamento da microplastiche è un tema che coinvolge non solo i consumatori, ma anche le istituzioni e le aziende produttrici di bevande. La recente ricerca francese ha aperto un nuovo fronte di riflessione, dimostrando che anche i contenitori ritenuti più sicuri, come il vetro, possono contribuire alla diffusione di microplastiche attraverso i loro tappi. Questo dato invita a una revisione dei processi produttivi e a una maggiore trasparenza nelle informazioni offerte ai consumatori.

Nel frattempo, la scelta più responsabile per il singolo cittadino rimane quella di privilegiare l’acqua del rubinetto e di adottare pratiche sostenibili per limitare l’impatto ambientale e la propria esposizione a potenziali contaminanti invisibili come le microplastiche.

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