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Omicidio Gaione, definitiva la condanna a 27 anni: “Sofroni morì difendendo madre e bambina”

La sentenza definitiva della Corte d’assise di Bologna chiude il caso che ha scosso Gaione: riconosciuti omicidio volontario e maltrattamenti, respinto il ricorso

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Lampeggiante di un'auto della polizia

Lampeggiante di un'auto della polizia | Pixabay @fsHH - alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Parma, 24 settembre 2025 – Il caso dell’omicidio Gaione, frazione alle porte di Parma, ha visto una recente e definitiva svolta giudiziaria. Constantin Gorgan, moldavo di 29 anni, è stato condannato a 27 anni di carcere per l’omicidio di Vitalie Sofroni, il 40enne che perse la vita il 5 luglio 2022 dopo essere intervenuto per difendere la compagna di Gorgan e la loro figlia di 9 mesi dalle violenze dell’uomo. La sentenza, confermata anche in appello dalla Corte d’assise di Bologna, ha reso definitiva la pena, dopo il rigetto dell’ultimo ricorso in Cassazione.

Omicidio Gaione: la dinamica

La tragica vicenda ha avuto origine quando la compagna di Gorgan, stanca delle continue violenze e umiliazioni subite, si rifugiò insieme alla figlia in casa di Vitalie Sofroni, suo collega in una ditta di trasporti e persona disposta a proteggerla. Gorgan, convinto – senza alcun riscontro da parte di amici e conoscenti – che tra Sofroni e la donna vi fosse una relazione, ha agito “per vendetta”, come chiarito dalla Corte d’assise di Parma.

La notte del 5 luglio 2022, Gorgan raggiunse a piedi l’abitazione di Sofroni dopo aver percorso circa 7-8 chilometri, armato di coltello. Dopo aver fatto salire con sé la compagna e la figlia, si recò nel parcheggio di via Fontanini, dove avvenne l’accoltellamento fatale al petto di Vitalie Sofroni. Oltre al reato di omicidio volontario, a Gorgan sono stati contestati anche maltrattamenti, violazione di domicilio, minacce e porto abusivo di coltello. Non è stata riconosciuta la premeditazione, mentre sono state accolte le attenuanti generiche, che hanno inciso sulla durata della pena. Per la figlia della vittima è stata disposta una provvisionale di 50 mila euro in attesa del risarcimento civile.

La reazione della difesa e il commento della parte civile

Il ricorso presentato dalla difesa di Gorgan è stato dichiarato inammissibile sia in appello che in Cassazione, confermando la condanna senza possibilità di revisione. Gli avvocati della parte civile, Alessandra Mezzadri e Matteo De Sensi, hanno sottolineato il valore dell’atto di coraggio di Vitalie Sofroni: «Un uomo è morto per difendere una donna e la sua bambina. È un eroismo che ha un significato prezioso, soprattutto in un’epoca in cui troppo spesso dobbiamo aggiornare il numero delle donne uccise o maltrattate».

La conferma della pena segna una tappa importante nella vicenda giudiziaria, che ha visto la morte di Vitalie Sofroni come tragico epilogo di una dinamica di violenza domestica e maltrattamenti.

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