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Spid a pagamento. Costo dell’abbonamento e possibilità di recesso: tutti i dettagli

InfoCert introduce un canone annuo per lo SPID seguendo Aruba mentre il governo accelera su CIE e IT-Wallet tra proteste dei consumatori e incertezze sui futuri provider

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Un uomo intento a usare il computer

Un uomo intento a usare il computer | Pixabay @ StockSnap - Alanews.it

Redazione di Redazione

Roma, 31 luglio 2025 – InfoCert, uno dei principali provider italiani di identità digitale, ha ufficialmente annunciato che il suo servizio SPID non sarà più gratuito. Dopo l’esempio di Aruba, che aveva già introdotto un canone per il servizio nei mesi scorsi, anche InfoCert ha deciso di applicare un costo annuo di 5,98 euro IVA inclusa per il mantenimento dell’identità digitale. Nel frattempo, il governo continua a lavorare per sostituire lo SPID con un sistema nazionale integrato nell’IT-Wallet, puntando inoltre al rafforzamento della Carta di identità elettronica (CIE) come strumento principale di autenticazione digitale.

Il nuovo costo e le modalità di abbonamento SPID con InfoCert

InfoCert, parte del gruppo Tinexta, conferma che il rinnovo del servizio SPID sarà a pagamento ma non automatico: solo gli utenti che daranno esplicito consenso vedranno addebitato il costo annuale di 5,98 euro. Chi non accetterà di pagare non potrà più utilizzare l’identità digitale fornita da InfoCert. Nel messaggio inviato ai clienti, l’azienda sottolinea come abbia garantito gratuitamente lo SPID per dieci anni, contribuendo a facilitare l’accesso alla digitalizzazione per milioni di italiani.

Gli utenti che desiderano recedere dal servizio possono farlo inviando una PEC all’indirizzo revoca.spid@legalmail.it oppure una raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo InfoCert S.p.A., Direzione Generale e Amministrativa, Piazzale Flaminio 1/B, 00196 Roma. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale infocert.it o contattare il call center al numero 049 78 49 360, dove è attiva anche una web chat di assistenza.

La situazione delle convenzioni SPID e il rapporto con lo Stato

Il rapporto tra Stato e gestori privati di SPID è da tempo segnato da complessità. Le convenzioni originarie, scadute a fine 2022, sono state prorogate d’ufficio dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) fino ad aprile 2023 per evitare disservizi. Tuttavia, i provider hanno chiesto un sostegno economico per coprire i costi di gestione e manutenzione del sistema.

Il governo ha stanziato un finanziamento di 40 milioni di euro nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ma i fondi sono stati sbloccati solo a marzo 2025, dopo due anni di attesa. Le nuove convenzioni sono state firmate nell’ottobre 2023, ma la scadenza delle attuali è fissata per ottobre 2025, con i negoziati per il rinnovo iniziati a luglio.

Nonostante la disponibilità delle risorse statali, la decisione di alcuni provider di rendere a pagamento il servizio appare ormai irreversibile. Poste Italiane, che gestisce oltre il 70% delle identità digitali attive in Italia, continua invece a offrire lo SPID gratuitamente, limitando l’impatto economico per la maggioranza degli utenti.

Verso un futuro digitale basato su CIE e IT-Wallet

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha inserito nel PNRR l’obiettivo di dotare il 70% dei cittadini di un’identità digitale entro giugno 2026, un traguardo raggiunto in gran parte grazie allo SPID, che conta oggi quasi 40,5 milioni di identità emesse.

Parallelamente, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, guidato dal sottosegretario Alessio Butti, punta a potenziare e promuovere la diffusione della Carta di identità elettronica (CIE) come strumento principale per l’identità digitale. La CIE, emessa dal Ministero dell’Interno in collaborazione con il Poligrafico e Zecca dello Stato, ha un costo fisso e offre codici PIN e PUK per l’accesso sicuro. Inoltre, grazie all’app CieID, gli utenti possono utilizzarla anche senza un lettore NFC, facilitandone l’adozione.

I dati confermano un trend in crescita: le attivazioni di CieID sono passate da 5,5 milioni a maggio 2024 a 7,3 milioni a maggio 2025, mentre il rapporto di utilizzo tra CIE e SPID si è ridotto da 1:20 a circa 1:10 nell’ultimo anno.

Reazioni e prospettive per i cittadini

Le associazioni dei consumatori, come il Codacons e Assoutenti, hanno espresso forte critica nei confronti della decisione di far pagare lo SPID da parte di alcuni gestori privati. È stato definito “gravemente lesivo dei diritti degli utenti”, soprattutto considerando che lo SPID è stato promosso come uno strumento gratuito per facilitare l’accesso ai servizi pubblici digitali.

Assoutenti avverte inoltre il rischio di un futuro dove anche altri provider potrebbero introdurre tariffe, trasformando l’identità digitale, finora un bene pubblico, in un prodotto commerciale. Per questo motivo si auspica un’accelerazione nella diffusione della CIE, garantendo così un’identità digitale gratuita e accessibile a tutti i cittadini.

Al momento, oltre a InfoCert e Aruba, tutti gli altri provider di SPID – tra cui Lepida, Intesi Group, InfoCamere ID, TeamSystem ID, Tim ID, Namirial ID, PosteID, Spid Italia Register, SielteID ed Etna ID – continuano a offrire il servizio gratuitamente, limitando l’impatto economico per la maggior parte degli utenti. Poste Italiane, in particolare, rimane un pilastro fondamentale nel mantenimento dell’accesso gratuito alla identità digitale per milioni di italiani.

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