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Maturità, Valditara avvisa gli studenti “ribelli”: “Bocciatura per chi rifiuta l’orale per protesta”

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Valditara, il ministro dell'istruzione e del merito

Il ministro Valditara | Alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 11 luglio 2025 – Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato una stretta sulle modalità di svolgimento dell’esame di maturità, a seguito di recenti episodi di protesta avvenuti in alcune scuole del Veneto. Due studenti si sono rifiutati di sostenere l’esame orale, optando per una forma di boicottaggio che il Ministro ora intende contrastare con una nuova normativa che potrebbe entrare in vigore già dal prossimo anno scolastico.

Valditara, maturità: bocciati gli studenti che boicottano l’orale

Durante un’intervista rilasciata a Rai News 24, il ministro Valditara ha spiegato che si sta lavorando a una norma che renderà impossibile evitare il colloquio orale come forma di protesta senza conseguenze. “Lo studente che intenzionalmente non si presenterà all’orale oppure mostrerà un atteggiamento non partecipativo, rifiutandosi di rispondere alle domande degli esaminatori, dovrà ripetere l’anno” ha sottolineato il ministro.

Questa decisione arriva dopo due episodi recenti nel Veneto, in cui uno studente del liceo scientifico Fermi di Padova, una studentessa liceale di Belluno e uno del liceo classico Canova di Treviso hanno optato per la “scena muta” durante l’esame orale, motivando il gesto come protesta contro i meccanismi di valutazione scolastici, l’eccessiva competitività e la percepita mancanza di empatia da parte del corpo docente.

Ad oggi, nonostante il rifiuto di sostenere l’orale, gli studenti sono stati comunque promossi in quanto avevano superato la soglia minima di punteggio grazie ai voti dei crediti scolastici e delle prove scritte. Tuttavia, con la nuova riforma, comportamenti di questo tipo non saranno più tollerati e chi adotterà questa forma di dissenso rischierà la bocciatura.

Inoltre, il ministro ha annunciato che l’esame non si chiamerà più “esame di Stato” ma semplicemente “esame di maturità”. La riforma prevede una valutazione finale più articolata, che tenga conto non solo delle risposte fornite durante il colloquio ma anche del grado di maturazione complessiva dello studente, includendo aspetti come autonomia, responsabilità e sviluppo integrale della persona.

Proteste studentesche e reazioni del mondo scolastico

Le proteste dei giovani coinvolti hanno trovato sostegno tra vari rappresentanti del movimento studentesco. Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti, ha dichiarato all’ANSA: “È una protesta giusta, l’esame va ripensato. Non tiene conto né delle esigenze della comunità studentesca né del percorso formativo svolto nei cinque anni”. Secondo Piergentili, infatti, l’attuale sistema di valutazione risulta discriminatorio poiché si basa sulle opportunità individuali e non sulla preparazione complessiva.

D’altra parte, nel mondo degli adulti e degli operatori scolastici, le opinioni si dividono. Alberto Mugnai, vicepresidente di DirigentiScuola, ha evidenziato come il gesto degli studenti sollevi “non pochi interrogativi“, sottolineando che esso rappresenta una richiesta di attenzione e riflette il disagio di molti ragazzi soggetti a pressioni e aspettative elevate. Pur ribadendo l’importanza di mantenere un comportamento rispettoso durante un esame pubblico, Mugnai invita a non ridurre tali forme di dissenso a semplici mancanze di rispetto.

Diversa è invece la posizione di Mario Rusconi, presidente di Anp Roma, che definisce il gesto degli studenti come un atto “folcloristico a livello mediatico” volto a mettersi in evidenza in modo alternativo rispetto ai social media. Anche Rusconi ritiene che l’esame di maturità debba essere ripensato, pur senza abolirlo.

Una posizione più rigorosa arriva da Ornella Cuzzupi, segretario Ugl Scuola, che sostiene che, essendo previste prove orali e scritte, non è auspicabile che esistano modalità di valutazione differenti. Secondo lei, chi è contrario a sostenere le prove può manifestare tale volontà formalmente, ma non sottrarsi ai colloqui senza conseguenze.

Infine, Antonello Giannelli, presidente nazionale di Anp, aveva sollecitato un intervento normativo che rendesse il colloquio orale insostituibile per il superamento dell’esame: “Chi si rifiuta di sostenere l’esame orale non deve poter superare l’esame”, aveva affermato, indicando la necessità di modifiche legislative che oggi il ministro Valditara ha annunciato.

L’esame di maturità e il suo ruolo nel sistema scolastico

L’esame di maturità rappresenta il momento conclusivo del percorso di istruzione secondaria superiore e, tradizionalmente, è indispensabile per accedere all’università o a ulteriori gradi di istruzione. In Italia, fino a poco tempo fa, era denominato “esame di Stato”, ma con le nuove disposizioni il nome sarà semplificato in “esame di maturità”, in linea con una valorizzazione del percorso formativo globale dello studente.

Il ministro Valditara ha più volte sottolineato che la valutazione finale dovrà considerare non solo la preparazione accademica, ma anche lo sviluppo personale e la maturazione complessiva, includendo capacità di autonomia e responsabilità, elementi che riflettono uno sviluppo integrale della persona.

Questa impostazione rientra in un più ampio progetto di riforma scolastica che il ministro sta portando avanti, volto a rendere il sistema di istruzione più aderente alle esigenze formative degli studenti e alle sfide del mondo contemporaneo.

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