7 luglio 20267 – Valter Lavitola è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per l’attentato esplosivo del 16 ottobre davanti alla villetta di Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano, Pomezia. L’inchiesta lo indica come presunto mandante e ha portato alla perquisizione dell’imprenditore.
“Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto”
Intervistato dal Corriere della Sera, Ranucci ha detto: “Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto” e ha aggiunto che “ci sono cose che non tornano”, mentre quattro persone sono state arrestate come esecutori materiali tra Napoli e Avellino.
Nell’ordinanza della Procura si contesta ai quattro arrestati la detenzione, il porto e l’uso di un ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. I magistrati sostengono che i fermati avrebbero agito dietro pagamento e sotto il coordinamento di un intermediario che avrebbe messo in contatto il commando con il presunto mandante.
Ranucci e il rapporto con Lavitola
Ranucci ha detto di aver appreso del coinvolgimento presunto di Lavitola pochi giorni dopo la perquisizione e ha raccontato di essere stato contattato al telefono proprio mentre i carabinieri stavano eseguendo l’ispezione: “Mi ha chiamato l’altra sera mentre i carabinieri lo stavano perquisendo. Era agitato”, ha detto al quotidiano.
Sul lavoro della magistratura e degli investigatori ha espresso “piena fiducia” e ha definito “straordinarie” le indagini: “Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia. Le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale”, ha dichiarato.
Ranucci: “Attentato diretto a qualcun altro?
Sulla dinamica e sulla logistica dell’attentato ha invece sollevato perplessità. Ranucci ha osservato che “sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa” e, rivedendo i messaggi scambiati, non ha trovato elementi che possano spiegare un coinvolgimento diretto. Ha definito “Solo una mia ipotesi” l’eventualità di un “gesto trasversale”, cioè un’azione diretta a un altro obiettivo con effetti collaterali sulla sua abitazione: “posso immaginare… che l’attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia”.
Il conduttore ha inoltre respinto le ricostruzioni secondo cui l’attentato sarebbe servito ad aumentare la sua visibilità: “La storia della bomba come un favore nei miei confronti mi sembra davvero assurda“, ha detto, spiegando di aver frequentato il ristorante di Lavitola “almeno ogni due settimane” per rapporti personali e per contatti utili per il lavoro giornalistico.
Per rispetto del lavoro delle forze dell’ordine Ranucci ha comunicato che non contatterà più Lavitola mentre procedono gli accertamenti.
