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Allarme dazi Usa per le pmi italiane: perdono 5,3 milioni di euro al giorno

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Dazi USA all'Ue

Dazi USA all'Ue | Pixabay @Francesco_Scatena - alanews

Redazione di Redazione

Ogni giorno, le piccole e medie imprese italiane perdono 5,3 milioni di euro a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Tra agosto 2025 e marzo 2026, le esportazioni verso l’America sono calate drasticamente, mettendo a dura prova un settore che rappresenta il cuore pulsante del made in Italy artigiano. Confartigianato suona il campanello d’allarme: senza un intervento coordinato, rischiamo di perdere terreno in un mercato vitale. Marco Granelli, presidente dell’associazione, non lascia spazio a dubbi: serve un’azione decisa e un sostegno concreto da parte di Ice, Simest, Sace e Cdp per fronteggiare questa crisi.

Dall’introduzione dei nuovi dazi, nei primi otto mesi le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono calate del 10,4%, pari a una perdita totale di 1,3 miliardi di euro. A pagare il prezzo più alto sono i settori dominati dalle PMI. Il comparto mobili ha registrato un crollo del 16,2%, mentre il settore legno mostra un piccolo segno più, con un +1,8%. Anche alimentari e bevande, da sempre un pilastro dell’export italiano, si sono contratti del 16%.

Altri settori come gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi hanno perso l’8,4%. La moda non è rimasta immune: la filiera tessile ha subito un calo di oltre il 10%, l’abbigliamento è sceso del 4,3%, mentre pelli e calzature resistono con un lieve aumento dell’1%. Anche i prodotti in metallo hanno registrato un calo del 5,7%, a dimostrazione di quanto il colpo sia trasversale.

Le regioni più colpite e qualche eccezione positiva

A livello territoriale, Lombardia e Veneto sono le più penalizzate, con un calo rispettivamente del 10,4% e del 4,1%. L’Emilia-Romagna, invece, ha mostrato una certa tenuta, crescendo del 2,6%. Spicca la Toscana, che con un aumento del 10,6% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti si conferma un’isola felice in questo scenario complicato.

Granelli sottolinea l’importanza di interventi mirati per aiutare le PMI a diversificare i mercati e di incentivi specifici per chi opera nelle filiere chiave del made in Italy. Senza un piano strutturato, rischiamo di indebolire un tessuto produttivo che rappresenta il cuore dell’economia italiana.

Dazi, cambio e crisi energetica: un mix letale

Confartigianato spiega che la frenata nelle esportazioni non è solo colpa dei dazi. Il commercio mondiale rallenta e si somma un ‘dazio invisibile’: la svalutazione del dollaro rispetto all’euro, che tra agosto 2025 e marzo 2026 ha perso in media il 9%. Questo ha fatto lievitare i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano, riducendone la competitività.

A complicare il quadro ci sono le tensioni energetiche causate dalla crisi nel Golfo, che pesano ulteriormente sui costi e sulle prospettive delle nostre PMI. In questo scenario difficile, la sfida per le imprese italiane è mantenere e ricostruire la loro presenza negli Stati Uniti, un mercato chiave per il futuro del made in Italy.

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