Milano, 12 gennaio 2026 – La docuserie dedicata a Fabrizio Corona, intitolata Io sono notizia, ha attirato l’attenzione non solo per i suoi contenuti, ma anche per le modalità di finanziamento. Disponibile su Netflix dal 9 gennaio, il progetto ha beneficiato di un consistente sostegno pubblico attraverso il tax credit previsto per le produzioni audiovisive. La notizia, emersa grazie a un’inchiesta del quotidiano La Verità, ha riacceso il dibattito sull’uso dei fondi statali destinati all’industria culturale, soprattutto quando questi vengono impiegati per opere distribuite su piattaforme private a pagamento.

Il finanziamento pubblico della docuserie su Fabrizio Corona
Secondo quanto ricostruito, la docuserie Io sono notizia è costata complessivamente circa 2,5 milioni di euro. Una parte rilevante di questa cifra, pari a 793.629 euro, è stata coperta dal tax credit erogato dal Ministero della Cultura, attualmente guidato da Alessandro Giuli. In termini percentuali, il contributo pubblico rappresenta il 31,8% dell’investimento totale, che ammonta con precisione a 2.493.762 euro.
Il progetto su Fabrizio Corona è stato realizzato da Bloom Media House, una società a responsabilità limitata diretta da Marco Chiappa e Alessandro Casati. I cinque episodi ripercorrono le vicende personali e professionali di uno dei personaggi più discussi del panorama mediatico italiano, offrendo uno sguardo sulla sua ascesa, sulle cadute e sul continuo ritorno sotto i riflettori. Il sostegno economico dello Stato ha dunque contribuito in modo significativo alla realizzazione di un prodotto destinato a un pubblico internazionale grazie alla distribuzione su Netflix.
Il tax credit audiovisivo e le polemiche sul caso Corona
Il credito d’imposta per il settore audiovisivo è uno strumento previsto dalla legislazione italiana per incentivare cinema e televisione nazionali. Gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, consente alle case di produzione di recuperare una quota delle spese sostenute per opere ritenute di valore culturale. L’accesso ai fondi è subordinato al rispetto di criteri specifici, valutati attraverso un sistema a punteggio che considera, tra gli altri aspetti, l’impiego di professionisti italiani, l’utilizzo di location nazionali e la presenza di contenuti legati alla cultura del Paese.
Il tax credit può arrivare a coprire fino al 40% dei costi per i film e fino al 30% per produzioni televisive o web. Le domande devono essere presentate prima dell’avvio delle riprese e l’erogazione avviene solo dopo la verifica delle spese e la valutazione dell’opera conclusa. Nel caso della docuserie su Fabrizio Corona, il finanziamento pubblico è arrivato in un momento particolarmente delicato per il protagonista, segnato da recenti vicende giudiziarie e mediatiche legate al caso Alfonso Signorini.
Proprio questo aspetto ha alimentato le discussioni: è opportuno utilizzare risorse statali per sostenere un prodotto destinato a una piattaforma commerciale internazionale? Il caso Corona riporta al centro del dibattito l’efficacia e la finalità dei fondi pubblici per la cultura, sollevando interrogativi sulla loro reale capacità di promuovere contenuti di interesse collettivo






