Roma, 1 maggio 2026 – Nel corso delle celebrazioni per la Festa del Lavoro, si accende il dibattito politico e sindacale sul tema del “salario giusto” e delle politiche retributive del governo. Le critiche più dure arrivano dalla vicepresidente del Senato, Maria Domenica Castellone (M5S), e dal segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che denunciano un atteggiamento contraddittorio e insufficiente dell’esecutivo nei confronti dei lavoratori.
Castellone: “Il salario minimo è una necessità, non una truffa”
Intervistata da La Sintesi, la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone ha definito il decreto varato alla vigilia del Primo Maggio come l’ennesima “truffa” che non porterà alcun aumento reale nei salari dei lavoratori. Castellone, senatrice e vicepresidente del Senato dal 2022, sottolinea che “milioni di italiani faticano ad arrivare anche solo alla metà del mese” e che il governo, anziché approvare il salario minimo legale, si limita a slogan vuoti. Ricordando che in 22 Paesi europei su 27 esiste già una soglia minima inderogabile senza effetti negativi sugli stipendi, la vicepresidente ha precisato: “Solo degli ignoranti in materia possono dire che il salario minimo fa calare gli stipendi”.
Castellone ha inoltre evidenziato come la contrattazione collettiva, pur essendo il perno del sistema delle relazioni industriali, non sia più sufficiente da sola a garantire la tutela prevista dall’articolo 36 della Costituzione. Il Movimento 5 Stelle, ha ribadito, non intende sostituirsi ai sindacati ma chiede una presa di posizione seria e concreta da parte del governo per migliorare le condizioni di lavoro nel Paese.
Landini: “Basta propaganda, servono fatti concreti”
Dalla manifestazione del Primo Maggio a Marghera, il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha rivolto un duro attacco all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di parlare di salario giusto senza però aumentare i salari dei propri dipendenti. Landini ha evidenziato come il governo non stia affrontando efficacemente né la precarietà lavorativa né la fuga dei giovani all’estero. Di fronte a questa situazione, il leader sindacale ha proposto ironicamente di spostare la Festa del Lavoro a una cadenza mensile, augurandosi che il governo si occupi più seriamente dei lavoratori nei restanti 364 giorni dell’anno, “non per fare propaganda ma per fare delle cose serie”.
Maurizio Landini è noto per il suo impegno sindacale da oltre trent’anni e guida la CGIL dal 2019. Tra le sue proposte più recenti vi è quella della settimana lavorativa di quattro giorni a parità di salario, che mira a migliorare la qualità della vita dei lavoratori e a redistribuire produttività e guadagni.
In questo contesto di forte tensione sociale e politica, il dibattito sul salario minimo e sulle politiche del lavoro si conferma centrale per le sfide che attendono il Paese nel prossimo futuro. La posizione critica di esponenti come Castellone e Landini riflette le aspettative di milioni di lavoratori italiani che chiedono risposte concrete e non solo parole.




