Roma, 16 marzo 2026 – È giunto oggi al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il rapporto dettagliato dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia sulle due offerte per l’acquisizione dell’ex Ilva di Taranto. Il documento analizza la manifestazione di interesse di Jindal Steel e le sollecitazioni rivolte al fondo americano Flacks Group, aprendo la strada a un confronto approfondito tra le due proposte in vista della scelta definitiva.
Urso, esame delle offerte: due modelli industriali a confronto
Secondo quanto riferito da Urso, l’offerta del fondo americano Flacks, giudicata la più avanzata, prevede un investimento di 5 miliardi di euro, un’occupazione di circa 8.500 lavoratori, e una produzione annua di acciaio di 6 milioni di tonnellate. Tuttavia, il governo e i commissari manifestano dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione e sulla necessità di integrare la compagine azionaria con soggetti industriali, oltre alla cessione di alcune aree per la reindustrializzazione di Taranto e Genova. Le risposte di Flacks, in particolare sul piano economico e ambientale, sono ritenute ancora insufficienti.
Dall’altra parte, la proposta di Jindal Steel si caratterizza per un piano più ridimensionato, che esclude l’area a caldo di Taranto e punta esclusivamente sui forni elettrici alimentati da preridotto. Il progetto prevede un impianto di preridotto alimentato senza l’ausilio di rigassificatori, sfruttando anche forniture estere dall’Oman, dove Jindal già opera un’acciaieria. Ciò comporterebbe un dimezzamento degli addetti rispetto all’offerta Flacks, con la prospettiva di una forza lavoro intorno a 4.000 unità.
Il nodo del preridotto e delle forniture energetiche
Durante una conferenza stampa Urso ha risposto a una domanda specifica sul mancato inserimento nel progetto del Polo per il preridotto, fondamentale per alimentare i forni elettrici e garantire livelli occupazionali stabili. Il ministro ha sottolineato che “per alimentare i forni elettrici e la centrale elettrica, che non potrà più produrre energia come oggi con i fumi degli altoforni, è necessaria una grande quantità di gas“. Ha inoltre chiarito che, escludendo la possibilità di approvvigionamento tramite nave rigassificatrice – scelta del Comune di Taranto – sarà cruciale verificare la quantità di gas che potrà essere fornita via terra nei tempi necessari. Urso ha ricordato che la precedente cordata guidata da Baku aveva previsto forni elettrici alimentati con gas proveniente dal TAP e da una nave rigassificatrice.
Il ministro ha altresì negato le indiscrezioni secondo cui Jindal intenda chiudere l’area a caldo, precisando che il piano degli indiani prevede di mantenere gli altoforni sino all’installazione completa dei forni elettrici, con l’obiettivo di garantire una produzione continua e a basso impatto ambientale. Tale piano include una decarbonizzazione tempestiva, in linea con le esigenze del sistema produttivo nazionale, come evidenziato anche dal presidente di Federmeccanica durante la sua recente visita allo stabilimento di Taranto.
L’esame delle offerte proseguirà nei prossimi giorni con l’obiettivo di confrontare tutti gli aspetti industriali, occupazionali e ambientali, per individuare la proposta migliore in un contesto di forte complessità e di grande rilevanza per il futuro della siderurgia italiana.





