Roma, 5 marzo 2026 – Il dibattito politico sull’opportunità e i tempi delle comunicazioni parlamentari da parte del governo si infiamma nuovamente in Senato. Il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, ha espresso una dura critica nei confronti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in merito alla gestione delle comunicazioni parlamentari relative alla situazione internazionale.
Boccia: “Il Parlamento non è proprietà del governo”
Durante il dibattito in Aula sulle comunicazioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, Boccia ha definito “inaccettabile che il Parlamento venga considerato come una cosa privata del governo”, sottolineando che l’esecutivo dovrebbe presentare le proprie comunicazioni parlamentari “il giorno prima del Consiglio europeo, non quando lo decide il presidente del Consiglio”. Il riferimento è alla decisione della premier Meloni di anticipare al prossimo mercoledì le comunicazioni relative al Consiglio Ue, originariamente previste per il 18 marzo, estendendole anche alla crisi in Medio Oriente.
Boccia ha inoltre evidenziato l’urgenza di un intervento parlamentare sulla situazione in Iran, definendola una “emergenza senza precedenti” che richiede attenzione immediata. Ha poi sollevato dubbi sulle motivazioni del governo, affermando che l’anticipo delle comunicazioni potrebbe essere dettato dal timore di un dibattito in Aula durante la settimana del referendum, più che da preoccupazioni per la situazione internazionale. “È preoccupata non per il Paese, non per l’Iran ma per il referendum”, ha aggiunto.
La posizione di Meloni e il contesto internazionale
La premier Giorgia Meloni, nel corso delle sue ultime dichiarazioni, ha mantenuto una linea di prudenza, sottolineando che “trovare una soluzione sostenibile non è semplice, serve una base giuridica” e che ogni strumento adottato deve rispettare le regole dello Stato di diritto per evitare di “regalare la vittoria a Mosca”. In questo quadro si inserisce anche la posizione di fermezza sull’invio di soldati italiani in Ucraina, ribadita dalla stessa Meloni con un netto “niente soldati italiani a Kiev”.
Il contesto internazionale resta delicato, con continui sviluppi sulla guerra in Ucraina e i colloqui di pace tra Stati Uniti e Russia previsti a Miami nel prossimo fine settimana. È un momento di grande tensione anche per la gestione degli asset russi congelati in Europa e per le crisi in Medio Oriente, che richiedono un confronto politico serrato e tempestivo.
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