Organizzare un trekking richiede ben più che scegliere una meta affascinante o preparare lo zaino. Il vero fattore che determina la qualità dell’esperienza è spesso la condizione fisica, soprattutto quando il percorso include dislivelli impegnativi, carichi importanti o più giorni consecutivi di cammino. Prima di affrontare il sentiero, è possibile valutare in modo concreto il proprio livello di preparazione attraverso una serie di esercizi che funzionano come veri test di autovalutazione: semplici, ripetibili e sicuri, permettono di “mettere alla prova” il corpo in modo controllato, evitando sorprese una volta partiti.
Come capire se si è pronti per il trekking
Questi esercizi consentono di osservare lo stato della forza generale e di individuare eventuali punti deboli. L’ideale è ripetere la valutazione ogni quattro o sei settimane durante un percorso di allenamento, così da capire se si stanno facendo progressi, se la preparazione è ferma o se esistono squilibri tra un lato del corpo e l’altro. I test non sostituiscono le uscite con lo zaino o le escursioni di allenamento, che restano fondamentali, ma si integrano con esse e con il lavoro di forza strutturato, contribuendo a ridurre il rischio di infortuni e a rendere il trekking meno faticoso.
I numeri contano, ma le sensazioni raccontano di più
Accanto ai risultati oggettivi – come il numero di ripetizioni o il tempo mantenuto – è essenziale ascoltare le sensazioni. Portare a termine un test può sembrare un buon segnale, ma se la fatica è eccessiva o il recupero richiede molti giorni, significa che la preparazione va migliorata.

Nelle valutazioni successive è utile notare se i movimenti diventano più fluidi, se il recupero è più rapido o se la sensazione di bruciore muscolare diminuisce. Spesso questi segnali soggettivi descrivono i progressi in modo più chiaro dei numeri.
Trekking, le regole fondamentali dell’autovalutazione
Ogni esercizio deve essere eseguito con tecnica corretta e movimento completo. Il test va interrotto non appena non si riesce più a mantenere una buona esecuzione: forzare per raggiungere un valore di riferimento non serve, perché l’obiettivo è una valutazione onesta e utile. Negli esercizi a una gamba è importante confrontare destra e sinistra: piccole differenze sono normali, ma se lo scarto supera cinque ripetizioni conviene dedicare più lavoro al lato più debole.
I quattro esercizi chiave per misurare la preparazione
Lo squat a corpo libero è un indicatore efficace della forza e della resistenza delle gambe. Il riferimento è di 50 ripetizioni eseguite con anche che scendono sotto la linea delle ginocchia e ritorno completo in posizione eretta. Se il risultato è più basso, si può intervenire con varianti di squat, affondi e step-up nella routine settimanale.
Il ponte a una gamba mette alla prova glutei, muscoli posteriori della coscia e core. Il parametro è di 25 ripetizioni per lato, mantenendo il bacino stabile. In caso di difficoltà, è utile lavorare con varianti del ponte, stacchi a una gamba ed esercizi per i posteriori con fitball.
Nel plank, un tempo compreso tra 90 secondi e tre minuti rappresenta un buon livello. L’esecuzione deve mantenere addome e glutei attivi, scegliendo la versione più impegnativa che si riesce a controllare. Per trekking di più giorni, soprattutto con zaini pesanti, avvicinarsi ai tre minuti diventa un obiettivo particolarmente indicato.
Il calf raise a una gamba misura la forza e la resistenza dei polpacci. Il riferimento è di 25 ripetizioni per lato, eseguibili anche con un leggero appoggio. Per migliorare il risultato, è utile lavorare sulle varianti del movimento e curare in modo particolare la fase di discesa lenta, che coinvolge anche il tendine d’Achille.
Come valutare i risultati
Raggiungere o meno i valori di riferimento non deve trasformarsi in una sentenza su partire o rinunciare al trekking. Questi esercizi servono come bussola per leggere il proprio stato di forma, da affiancare sempre a una valutazione realistica della difficoltà del percorso e alla costanza dell’allenamento. Se i test rientrano nei parametri e le sensazioni migliorano nel tempo, il programma di preparazione sta andando nella direzione giusta. E quando il sentiero chiama, partire con maggiore consapevolezza fisica rende l’esperienza più sicura, fluida e piacevole, passo dopo passo.






