Caracas, 6 gennaio 2026 – Una notte di violenza ha scosso il centro di Caracas, con intense sparatorie vicino al Palacio Miraflores, la sede del governo venezuelano. Gli spari, che hanno coinvolto armi automatiche e mitragliatrici contraeree, si sono verificati poche ore dopo l’insediamento di Delcy Rodríguez come presidente ad interim del Venezuela, designata dal Tribunale Supremo di Giustizia dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro nell’operazione militare statunitense.
Sparatorie e tensioni nel cuore del Venezuela
Le immagini diffuse sui social mostrano colonne di veicoli militari e blindati circondare la zona del Palazzo presidenziale, mentre soldati armati avanzano in formazione di combattimento. Motociclisti armati, simili a gruppi paramilitari collegati al ministero dell’Interno, pattugliano le strade. I vetri di alcuni edifici residenziali sono stati colpiti da proiettili. Le scariche di fuoco, iniziate intorno all’1:30 ora italiana, sono durate più di mezz’ora prima che le autorità locali dichiarassero la situazione “sotto controllo”.
Secondo fonti vicine alle forze di sicurezza, la causa principale delle sparatorie sarebbe stata la confusione generata dall’avvistamento di droni non identificati che sorvolavano il Palacio Miraflores. I militari, non informati preventivamente del volo dei droni, avrebbero aperto il fuoco sospettando un attacco esterno, scatenando così un’escalation interna. Non sono stati segnalati feriti ufficialmente, né arresti o danni materiali significativi. Tuttavia, gli edifici governativi e i ministeri nella zona sono stati evacuati e le attività commerciali adiacenti chiuse, lasciando residenti e acquirenti temporaneamente bloccati.
La reazione internazionale e l’opposizione venezuelana
L’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie ha scatenato reazioni contrastanti. Il presidente Usa Donald Trump ha affidato al segretario di Stato Marco Rubio il compito di guidare il processo di riforme economiche e politiche in Venezuela, sottolineando la cooperazione con il nuovo governo di Rodríguez. Tuttavia, il fronte democratico americano ha espresso dubbi sulla mancanza di un piano chiaro per la transizione venezuelana.
Sul fronte interno, la leader dell’opposizione Maria Corina Machado, in un’intervista a Fox News, ha attaccato duramente Rodríguez, accusandola di essere una delle principali responsabili di violazioni dei diritti umani, corruzione e narcotraffico. Machado ha rivendicato la legittimità dell’opposizione e ha promesso un ritorno “il prima possibile” in Venezuela per guidare un cambiamento politico, confidando in una vittoria schiacciante in elezioni libere e trasparenti.
Machado ha sottolineato che l’attuale presidente ad interim è rifiutata dalla maggioranza del popolo venezuelano e che gli elettori sono schierati con l’opposizione. “In elezioni libere e giuste vinceremo con oltre il 90% dei voti, non ne ho dubbi”, ha affermato con determinazione la leader dell’opposizione. Ha inoltre promesso di trasformare il Venezuela in un polo energetico delle Americhe e di smantellare le strutture criminali che hanno danneggiato la popolazione, impegnandosi a riportare a casa milioni di venezuelani costretti a fuggire dal Paese.
Nel frattempo, la situazione sul terreno resta delicata, con la capitale venezuelana ancora sotto l’occhio vigile delle forze militari e con un allarme rientrato solo parzialmente dopo le sparatorie. Il futuro politico ed economico del Venezuela appare incerto, con un equilibrio di potere che vede contrapporsi la leadership chavista di Delcy Rodríguez, il sostegno internazionale degli Stati Uniti e la determinazione dell’opposizione interna.






