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Maduro in tribunale a New York: “Sono Io il presidente, sono innocente”. Prossima udienza il 17 marzo

L’ex presidente venezuelano Maduro dovrà affrontare accuse pesanti davanti al giudice Hellerstein, figura di spicco nei processi federali USA

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Maduro trasferito in tribunale

Maduro trasferito in tribunale | EPA/MIGUEL GUTIERREZ - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

New York, 5 gennaio 2026 – La prima udienza in tribunale di Nicolás Maduro, ex presidente del Venezuela, si è aperta oggi nel distretto federale di Manhattan, dove è stato trasferito dopo la sua cattura in un’operazione delle forze speciali statunitensi. Con lui in aula anche la moglie, Cilia Flores, entrambi accusati di gravi reati federali che includono narcotraffico e terrorismo. La sessione è stata presieduta dal giudice federale Alvin Hellerstein, 92enne noto per la sua lunga e prestigiosa carriera nella magistratura di New York. La prossima udienza è prevista per il 17 marzo.

Maduro si presenta in aula: “Sono stato rapito”

Davanti al giudice federale  Nicolas Maduro si è identificato in spagnolo dichiarando con fermezza: “Sono io il presidente, sono innocente”, respingendo le accuse mosse contro di lui dagli Stati Uniti.

Durante l’udienza tenutasi a Manhattan, Maduro ha affermato di essere stato “rapito nella mia casa a Caracas”, rifiutando tutte le accuse a suo carico e dichiarandosi non colpevole. L’ex leader venezuelano, catturato nella notte del 3 gennaio durante l’Operazione Absolute Resolve condotta dalle forze speciali statunitensi, è detenuto insieme alla moglie Cilia Flores nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, struttura nota per aver ospitato criminali di rilievo internazionale.

L’udienza di Maduro e la figura del giudice Hellerstein

Il giudice Alvin Hellerstein, nominato nel 1998 dall’allora presidente Bill Clinton, è uno dei magistrati federali più esperti e longevi degli Stati Uniti. Conosciuto per la sua imparzialità e rigore, Hellerstein ha seguito casi di rilievo legati al terrorismo, controversie finanziarie complesse e questioni di sicurezza nazionale, tra cui le cause connesse agli attacchi dell’11 settembre. Originario di New York e appartenente alla comunità ebraica ortodossa, il giudice ha bilanciato la sua profonda osservanza religiosa con una ferma applicazione delle leggi federali, mantenendo nel corso della sua carriera una reputazione di metodo e imparzialità.

All’apertura dell’udienza, Hellerstein ha dichiarato con fermezza: “Il mio lavoro è assicurare un processo giusto”, ribadendo il principio fondamentale del diritto alla difesa e alla trasparenza del procedimento. Durante l’udienza, il tribunale ha illustrato sinteticamente i quattro capi di accusa che gravano su Maduro e sua moglie, tra cui la cospirazione per narcoterrorismo, l’importazione di cocaina e il possesso illecito di armi automatiche e dispositivi esplosivi.

Maduro è apparso in aula indossando cuffiette per la traduzione simultanea, essendo privo di conoscenza della lingua inglese. Accanto a lui sedeva l’avvocato David Wikstrom, noto penalista d’ufficio che ha difeso figure di rilievo come il fratello dell’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernandez. La moglie di Maduro, invece, è assistita da Mark Donnelly, avvocato del Texas con esperienza in casi di alto profilo politico.

Contestazioni internazionali e clima politico attorno al processo

Il trasferimento di Maduro e di sua moglie dal Venezuela agli Stati Uniti, avvenuto in seguito a un blitz militare statunitense eseguito nella notte del 3 gennaio, ha scatenato forti reazioni a livello internazionale. L’operazione, definita dagli Stati Uniti come una “operazione di polizia” volta a garantire il rispetto della legge, è stata invece condannata da numerosi Paesi e organizzazioni.

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per la mancata osservanza delle norme del diritto internazionale nella “azione militare” statunitense in Venezuela, sottolineando come la Carta ONU proibisca l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato sovrano. Dure condanne sono arrivate anche dalla Russia, che ha definito l’episodio un “crimine cinico” e ha richiesto il rilascio immediato di Maduro e della moglie.

Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la Colombia ha espresso la propria condanna per l’uso unilaterale della forza da parte degli Stati Uniti, ribadendo il rispetto della sovranità venezuelana e il divieto di interventi armati senza autorizzazione internazionale. In un clima di crescente tensione, la stessa Assemblea nazionale venezuelana ha riconosciuto la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim, riaffermando la richiesta di liberazione per Maduro e Flores e sostenendo la continuità istituzionale dello Stato.

Nel frattempo, in diverse città del mondo, manifestanti hanno protestato davanti al tribunale di New York, con slogan a favore di Maduro e contro l’intervento statunitense, mentre all’interno dell’aula giudiziaria Maduro si è dichiarato “non colpevole” delle accuse mosse contro di lui.

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