Quaranta persone, in gran parte donne, sono state uccise in Sudan quando un drone ha colpito un pick-up su cui viaggiavano verso un funerale. L’attacco è avvenuto nella regione del Kordofan occidentale, uno dei fronti più violenti della guerra che da quasi tre anni oppone l’esercito regolare sudanese alle forze paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF). Il conflitto, iniziato nell’aprile del 2023, ha già provocato decine di migliaia di morti e costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case.
Secondo una fonte medica dell’ospedale di Abu Zabad, citata dall’agenzia AFP e rimasta anonima per motivi di sicurezza, il bombardamento ha colpito il veicolo mentre percorreva la strada tra Abu Zabad ed El-Fula, nello Stato del Kordofan occidentale.
Il pick-up colpito mentre viaggiava verso il funerale
Le vittime stavano viaggiando verso la città di El-Fula per partecipare a una cerimonia funebre. Proprio per questo motivo, molte delle persone uccise appartenevano alla stessa famiglia.
«Ieri quaranta persone, per lo più donne, sono morte quando il loro pick-up è stato colpito da un drone», ha raccontato la fonte sanitaria dell’ospedale locale. L’identità di chi abbia lanciato l’attacco non è stata confermata, non ci sono conferme né da parte dell’esercito del Sudan né dai paramilitari.
Un residente della zona, Hamad Abdallah, ha riferito che i morti sono stati sepolti insieme nello stesso luogo. «Stavano andando a El-Fula per un funerale, ecco perché diversi membri della stessa famiglia sono morti nello stesso attacco», ha spiegato.
La tragedia arriva pochi giorni dopo un altro episodio simile. Domenica, sempre nella stessa area, un attacco con drone contro il mercato locale avrebbe ucciso venti persone, tra cui quattro parenti dello stesso Abdallah. L’uomo ha raccontato di aver partecipato personalmente alla loro sepoltura.
Nelle ore successive all’ultimo bombardamento, un altro attacco ha colpito la città di Dilling, nel Sud Kordofan, provocando la morte di sette persone, tra cui tre bambini.
La guerra dei droni nel cuore del Sudan
La regione del Kordofan è diventata uno dei principali campi di battaglia del conflitto sudanese. Ricca di giacimenti petroliferi e terre coltivabili, rappresenta un corridoio strategico tra il Darfur — roccaforte delle RSF — e l’est del Paese, controllato dall’esercito.
Le Rapid Support Forces controllano gran parte del Kordofan occidentale e negli ultimi mesi hanno cercato di avanzare verso est per riconquistare il corridoio centrale del Sudan. L’esercito ha però reagito spezzando l’assedio di alcune città chiave e tentando di interrompere i collegamenti logistici dei paramilitari con il Darfur.
Nel confronto per il controllo del territorio, entrambe le parti stanno facendo sempre più affidamento su droni militari. Gli attacchi aerei senza pilota sono diventati quasi quotidiani e spesso colpiscono aree civili.
Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno più volte denunciato l’uso indiscriminato di questi strumenti di guerra. Secondo Medici Senza Frontiere, raid con droni vengono effettuati «in tutte le regioni del Sudan e da tutte le parti in conflitto», con un bilancio crescente di civili morti o feriti.
Dall’inizio della guerra, sia l’esercito sudanese sia le RSF sono stati accusati di possibili crimini di guerra, tra cui bombardamenti indiscriminati su quartieri residenziali e attacchi contro infrastrutture civili. Intanto la popolazione continua a pagare il prezzo più alto di un conflitto che appare sempre più lontano da una soluzione.






