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Home Esteri

Iran, Axios rivela: “In corso mediazione per 45 giorni di cessate il fuoco”

Iran, USA e Israele mediano per trovare un accordo per un cessate il fuoco di 45 giorni: ecco tutti gli aggiornamenti

by Federico Liberi
6 Aprile 2026
Colloqui tra Iran, USA e Israele per un cessate il fuoco

Colloqui tra Iran, USA e Israele per un cessate il fuoco | Pixabay @Ruma_Aktar - alanews

Tra Iran, USA e Israele si consumano trattative serrate. L’obiettivo? Fermare per almeno 45 giorni le ostilità, con una tregua delicatissima. Dietro le quinte, mediatori di più Paesi spingono per un accordo che eviti un’escalation militare fuori controllo. Ma la tensione è palpabile, i margini stretti: ogni parola, ogni gesto, pesa come un macigno. La proposta sul tavolo è chiara – una pausa temporanea, seguita da negoziati più ampi – ma molti dubitano che si riesca a chiudere in fretta o che le parti abbiano davvero la volontà di compromesso. L’equilibrio è sottile, e basterebbe un solo passo falso per far saltare tutto.

Colloqui in corso per un cessate il fuoco in Iran e Medio Oriente

Fonti vicine ai colloqui, riportate da Axios, parlano chiaro: il primo passo è una sospensione delle ostilità per 45 giorni. In questo lasso di tempo, Iran e Stati Uniti dovrebbero cercare un’intesa più duratura per mettere fine al conflitto. I mediatori non escludono che la tregua possa essere estesa se servirà più tempo per discutere. La seconda fase, quella decisiva, dovrebbe portare a un accordo di pace definitivo. Ma al momento, la strada appare in salita e un’intesa nelle prossime 48 ore sembra un traguardo difficile.

Nello stesso momento, arriva la notizia che è già pronto un piano operativo per un massiccio attacco ai siti energetici iraniani, a firma Usa e Israele. Questa minaccia spinge a rinviare la scadenza fissata dal presidente Trump, che sembra intenzionato a concedere un’ultima possibilità ai negoziati prima di passare all’azione militare.

Mediatori in campo e scambi diplomatici serrati

La partita si gioca anche grazie a mediatori regionali e internazionali: pakistani, egiziani e turchi sono i principali interlocutori tra Washington e Teheran. A mantenere vivi i canali di comunicazione contribuiscono gli scambi tra Steve Witkoff, inviato del presidente Usa, e Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano.

Un funzionario americano riferisce che gli Stati Uniti hanno fatto diverse proposte negli ultimi giorni, ma l’Iran le ha respinte. Al centro del confronto ci sono nodi cruciali: la riapertura dello Stretto di Hormuz e il destino dell’uranio arricchito iraniano.

Le condizioni chiave dell’Iran: Hormuz e l’uranio

Per Teheran, lo Stretto di Hormuz, via strategica per il petrolio mondiale, e il controllo dell’uranio altamente arricchito sono pedine fondamentali. La Repubblica islamica non è disposta a cedere completamente su questi punti in cambio di una tregua di soli 45 giorni. I mediatori cercano di capire se almeno su qualche aspetto l’Iran possa fare qualche concessione in questa prima fase.

Per rassicurare l’Iran sul fatto che la tregua sarà rispettata, si stanno valutando misure per aumentare la fiducia e prevenire la ripresa dei combattimenti. Teheran vuole evitare di ritrovarsi in situazioni simili a Gaza o Libano, dove le tregue sono spesso solo di facciata e gli attacchi riprendono a intervalli più o meno regolari.

L’Iran nega i negoziati

L’agenzia iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran, ha risposto con durezza alle recenti rivelazioni di Axios, definendo il sito statunitense come “il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche”. Secondo Tasnim, le notizie su una presunta mediazione per un cessate il fuoco rappresentano un tentativo di confondere le acque e preparare “l’ennesimo passo indietro di Donald Trump”.

Tasnim sottolinea che il presidente Usa sarebbe “consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi aggressione contro centrali elettriche e altre infrastrutture strategiche”. Il presidente statunitense, secondo questa lettura, starebbe probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e le notizie diffuse servirebbero a preparare questa eventualità. L’agenzia iraniana evidenzia come Teheran abbia ripetutamente escluso la possibilità di cessate il fuoco temporanei senza un accordo complessivo sulla fine del conflitto.

Tasnim accusa inoltre i “nemici americano-sionisti” di voler utilizzare la tregua come scusa per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla difficile situazione strategica in cui si trovano.

Ultimo avvertimento e stallo tra le parti

I mediatori hanno lanciato un messaggio chiaro: non c’è più tempo per giochi o tatticismi, la finestra di 48 ore è l’ultima occasione per fermare un disastro ancora più grande. Sul fronte iraniano, però, la linea resta dura e le aperture a concessioni importanti sono per ora negate.

La Casa Bianca, dal canto suo, preferisce mantenere il silenzio ufficiale, evitando commenti mentre la posta in gioco si fa sempre più alta. In questo momento critico, la tregua di 45 giorni è l’unico segnale concreto di volontà di dialogo, ma la strada verso una pace stabile è ancora lunga e piena di incognite.

Iran: “Hormuz non si riapre in cambio di una tregua”

L’Iran non è disposto a riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio di una tregua temporanea. Lo ha affermato un alto funzionario di Teheran, citato da Reuters e rimasto anonimo, sottolineando come le autorità iraniane ritengano che gli Stati Uniti non siano pronti a un accordo duraturo.

La stessa fonte ha confermato che l’Iran ha ricevuto una proposta di cessate il fuoco immediato avanzata dal Pakistan, attualmente al vaglio del governo. Teheran, ha aggiunto il funzionario, non intende accettare pressioni esterne né scadenze imposte per prendere una decisione.

Tags: IranIsraeleUSA

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