Elisa Colli Battaglia, 30 anni, ha attraversato per un decennio il cuore nascosto della Milano che conta. Non quella delle sfilate o dei riflettori, ma quella fatta di superattici scintillanti e club esclusivi dove la cocaina – bianca o, più rara, rosa – gira senza sosta. Dietro i brindisi costosi e le feste in terrazza, c’è un mondo che si nasconde sotto una patina di normalità, fatto di notti folli e mattine sfuocate. Elisa parla al Corriere della Sera con frasi asciutte, senza giri di parole, raccontando un universo invisibile ai più, dove uscire non è mai semplice.
Qui la droga non ha nulla a che vedere con i quartieri periferici o degradati che si immaginano. Secondo Elisa, il consumo si svolge in un circuito molto più raffinato: superattici nascosti tra i palazzi storici, dove la privacy è sacra e il cellulare resta all’ingresso per evitare foto o video compromettenti. Dopo i locali, chi frequenta questi ambienti continua la serata in feste esclusive, senza sapere come finirà il giorno dopo. Ci sono nomi noti, famiglie altolocate, persone che pagano anche 40 euro solo per entrare in certi locali di Brera. Questo mondo è fatto di sballo condiviso, di centri sociali mascherati da club vip, e di rapporti fatti di cocaina gratis, favori e weekend in località di lusso.
Elisa Colli Battaglia: da studentessa a schiava del giro cocainomane milanese
La storia di Elisa è un viaggio dentro una Milano che colpisce proprio perché parla di un mondo apparentemente intoccabile. Bionda, bella, figlia di una famiglia agiata, ha iniziato a frequentare quei circoli per sentirsi “figa” e accettata. Tutto è cominciato a Monaco, dove la cocaina sembrava solo una scarica di energia. Poi è arrivata la normalizzazione: un consumo quotidiano, sempre più pesante, con ketamina, mdma e alcol che si mescolavano senza controllo. La droga passa “sull’unghia”, nei bagni dei locali e nelle auto parcheggiate, consumata senza davvero sapere cosa si assume. La cocaina rosa, la più costosa, arriva anche a 120 euro la dose ed è una miscela dai rischi imprevedibili. Nonostante i segnali d’allarme – dimagrimento, insonnia, difficoltà varie – Elisa torna sempre lì, nei palazzi, negli “ascensori” che diventano strade di accesso e somministrazione. Una spirale tossica che la porta prima al Serd, poi in clinica, e quasi subito di nuovo giù nel baratro.
La ripresa: terapia, volontariato e una vita nuova
La svolta arriva quasi per caso, grazie a uno specialista che la segue da otto mesi. Oggi Elisa non tocca più droga, fa terapia e si sottopone regolarmente a test tossicologici. La sua rinascita passa da un cambio radicale: volontariato, psicoterapia, nuovi obiettivi professionali. Non ha chiuso del tutto con il passato: i suoi amici sono ancora dentro quegli ambienti e la cocaina continua a girare senza troppo stigma, soprattutto tra i giovani dei locali milanesi. Ma la consapevolezza cresce, così come la voglia di trovare un equilibrio, affetti veri, senza dover fare da “abile cucitrice” per vite spezzate dalla droga. Un racconto duro ma lucido, che squarcia il velo di una Milano elegante e mostra una città dove la “fast life” ha un prezzo alto e ancora troppo spesso nascosto.
