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Home Esteri

Gaza, 51 vittime dei raid Idf sulla Striscia, Acled: “Da marzo 15 morti palestinesi su 16 sono civili”

Le operazioni militari israeliane a Gaza continuano a colpire duramente la popolazione civile mentre cresce l’allarme internazionale per il bilancio delle vittime e la crisi umanitaria

by Marco Andreoli
20 Settembre 2025
Israeli airstrikes in Gaza City@ANSA

Israeli airstrikes in Gaza City@ANSA

Gaza, 20 settembre 2025 – Le ultime operazioni militari nella Striscia di Gaza hanno causato un bilancio drammatico, con almeno 51 vittime accertate nei raid israeliani, di cui 38 solo a Gaza City. Tra le vittime figura anche il fratello di Mohammed Abu Salmiya, il direttore del più grande ospedale dell’enclave palestinese, lo Shifa Hospital.

Attacco mortale nel campo profughi di Shati

Fonti sanitarie locali riferiscono che l’attacco aereo israeliano ha colpito l’abitazione di Abu Salmiya nel densamente popolato campo profughi di Shati, situato vicino alla spiaggia, una delle zone più affollate a causa delle ripetute ondate di sfollamenti forzati. Nell’operazione sono stati uccisi il fratello del direttore e tre dei suoi figli. Un video diffuso dal giornalista di Gaza Nahed Hajjaj mostra il direttore dello Shifa accovacciato accanto a corpi coperti da coperte, tra cui uno più grande e due più piccoli, a testimonianza della tragedia famigliare.

Mohammed Abu Salmiya è tornato recentemente al suo incarico dopo un periodo di detenzione. Era stato arrestato durante un precedente raid contro lo Shifa, il 23 novembre 2023, con l’accusa di presunte attività terroristiche all’interno dell’ospedale, accuse mai confermate ufficialmente. Dopo sette mesi di detenzione, il 1° luglio 2024, fu rilasciato senza dettagli aggiuntivi.

Alto tasso di vittime civili secondo Acled

Un rapporto dell’organizzazione indipendente Acled ha rivelato dati allarmanti: da marzo, circa 15 palestinesi su 16 uccisi dall’esercito israeliano sono civili. Questo dato, riportato dal Guardian, rappresenta uno dei tassi di mortalità civile più elevati mai documentati nel conflitto. La nuova offensiva israeliana, che ha costretto fino a un milione di persone a evacuare Gaza City, ha aumentato la pressione internazionale su Israele, soprattutto con l’avanzata delle sue forze nella capitale.

Acled ha monitorato attentamente le perdite subite da Hamas e dai gruppi armati alleati, basandosi su fonti militari israeliane, media locali e internazionali, dichiarazioni ufficiali di Hamas e altre fonti affidabili. Il rapporto sottolinea come, nonostante Israele dichiari di aver eliminato oltre 2.100 combattenti, i dati raccolti suggeriscono che il numero reale si aggiri intorno a 1.100, includendo anche esponenti politici di Hamas.

Secondo le Nazioni Unite, il totale delle vittime palestinesi dall’inizio dell’escalation di marzo supera le 16.000 persone. Acled ha inoltre evidenziato un aumento considerevole degli incidenti che coinvolgono la demolizione di edifici a Gaza: 698 nei 15 mesi precedenti la ripresa delle ostilità, contro 500 solo nei sei mesi successivi a marzo 2024. Molti di questi episodi hanno interessato più immobili contemporaneamente.

La reazione dell’Egitto al confine con Gaza

In parallelo, l’Egitto ha lanciato un avvertimento ad Israele in caso di una massiccia ondata migratoria palestinese dalla Striscia. Secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, citato anche dai media israeliani, l’Egitto potrebbe rafforzare significativamente la sua presenza militare lungo il confine con Gaza entro 72 ore da un eventuale esodo di massa. Il piano prevede il raddoppio delle truppe e l’invio di armamenti pesanti ed elicotteri nel Sinai.

Una fonte militare egiziana ha spiegato che questo rafforzamento militare sarebbe finalizzato a scoraggiare Israele dal tentativo di spingere gli abitanti di Gaza ad attraversare il confine egiziano. Tuttavia, secondo il trattato di pace tra Egitto e Israele (accordi di Camp David), qualsiasi aumento di forze o trasferimento di armamenti pesanti nel Sinai deve essere preventivamente approvato da Israele. Questa situazione resta quindi delicata e potrebbe influenzare significativamente l’evoluzione del conflitto e la stabilità regionale.

Tags: Conflitto Israele-HamasIDFStriscia di Gaza

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