Padova, 25 febbraio 2026 – Una sentenza storica ha sancito per la prima volta in Italia il riconoscimento di un infortunio sul lavoro avvenuto in smart working. Il caso riguarda una sessantenne dipendente del dipartimento giuridico dell’Università di Padova che, nell’aprile 2022, mentre lavorava da casa, si è procurata una frattura alla caviglia cadendo in casa. Dopo una lunga battaglia legale, il tribunale di Padova ha riconosciuto l’incidente come infortunio sul lavoro e ha disposto il rimborso delle spese mediche private sostenute dalla lavoratrice.
L’incidente e il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro
L’8 aprile 2022, a pochi minuti dalla fine del turno di lavoro, la donna partecipava a una riunione su Zoom quando si è alzata dalla scrivania per prendere della documentazione e, nel breve tragitto in casa, è caduta rompendosi la caviglia in due punti. L’episodio ha comportato un ricovero ospedaliero e un intervento chirurgico, con una prognosi di 137 giorni di inabilità lavorativa.
Inizialmente, l’Inail aveva riconosciuto l’incidente come indennizzabile, ma in seguito ha escluso la natura di infortunio sul lavoro, classificandolo come incidente domestico. La lavoratrice ha dovuto sostenere di tasca propria le spese per visite mediche, medicazioni e il noleggio di una sedia a rotelle.
La battaglia legale e la sentenza del tribunale
Supportata dal sindacato Fgu Gilda Unams e assistita dai legali Luca Scarso e Carmela Furian, la donna ha presentato un ricorso al Giudice del lavoro di Padova, che l’8 maggio 2025 ha emesso una sentenza storica. Il giudice Maurizio Pascali ha confermato che l’incidente è da considerarsi infortunio sul lavoro anche in smart working, riconoscendo alla lavoratrice un’invalidità permanente del 9% e ordinando all’Inail di rimborsare le spese mediche private per un totale di 1.284 euro.
Il segretario del sindacato, Andrea Berto, ha definito la sentenza un “grande successo” per la lavoratrice e per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori in modalità di lavoro agile. La decisione apre un importante precedente nel panorama giuridico italiano in materia di tutela degli infortuni avvenuti fuori dai tradizionali luoghi di lavoro.




