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Processo ex gestore Cpr, Naga: “Centri di rimpatrio non devono più esistere”

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Gli amministratori di Martinina Srl accusati di frode e gestione opaca al Cpr Corelli: la Procura evidenzia abusi e condizioni disumane, Naga e Asgi chiedono trasparenza.

Milano, 10 marzo 2025 – Si è svolta oggi presso il Tribunale di Milano l’udienza preliminare nel procedimento penale che coinvolge Martinina Srl, ex-ente gestore del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di via Corelli. Il processo riguarda gravi accuse di frode in pubbliche forniture e turbata libertà degli incanti, con il rinvio a giudizio degli amministratori della società che ha gestito il centro per due anni. L’azione legale è stata promossa a seguito di numerose segnalazioni sulle condizioni disumane all’interno della struttura, con l’associazione Naga parte civile nel procedimento.

Rinvio a giudizio e dettagli dell’inchiesta

Gli amministratori della Martinina Srl sono stati rinviati a giudizio per aver presentato documenti falsi nell’offerta per la gestione del Cpr e per gravi irregolarità nell’esecuzione del contratto d’appalto. La Procura di Milano ha condotto un’inchiesta che ha portato alla luce condizioni di vita infernali per le persone trattenute nel centro, dove sono stati rilevati abusi come la somministrazione massiccia e incontrollata di psicofarmaci, cibo avariato e scarsa igiene.

Il 1 dicembre 2023 una perquisizione a sorpresa ha determinato il sequestro del ramo d’azienda di Martinina Srl affidato alla gestione del Cpr. Nonostante le denunce, la Prefettura di Milano ha rinnovato per un anno il contratto alla stessa società, suscitando critiche da parte di associazioni come Asgi, che ha sottolineato la mancanza di adeguati controlli sull’operato del gestore.

Maria Pia Cecere, avvocata e socia dell’Asgi, ha dichiarato: “Il rinvio a giudizio conferma l’importanza del ruolo di monitoraggio svolto dalla società civile nell’attenzionare i Cpr, non luoghi sistematicamente tenuti lontani dalla vista della comunità.” La prima udienza dibattimentale è fissata per il 23 maggio 2025.

Condizioni disumane e opacità amministrativa

Le testimonianze raccolte dagli inquirenti descrivono il Cpr di via Corelli come un luogo con condizioni igieniche pessime, presenza di topi e piccioni, lenzuola sporche e cibo spesso scaduto o contaminato. I reclusi venivano vestiti con la stessa tuta per giorni e venivano negati servizi essenziali come sapone e kit per l’igiene personale.

Inoltre, è stato documentato un uso smodato di psicofarmaci, con dosaggi fuori controllo e somministrazioni indiscriminate, mentre il diritto alla salute veniva spesso calpestato. Una fonte interna ha raccontato di medici con atteggiamenti razzisti e di trattamenti inadeguati verso persone con gravi patologie, alcune delle quali non avrebbero dovuto essere trattenute nel centro.

Nonostante questi fatti, la Prefettura di Milano ha rinnovato il contratto alla Martinina Srl, senza menzionare le problematiche emerse né adottare misure correttive. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione ha denunciato l’immobilismo amministrativo e l’opacità gestionale, evidenziando come i controlli non abbiano mai riguardato il rispetto dei diritti fondamentali dei trattenuti.

L’inchiesta giudiziaria e le successive accuse rappresentano un momento cruciale per fare luce sulle responsabilità nella gestione dei Cpr, strutture che da anni sono al centro di numerose denunce per violazioni dei diritti umani. Eugenio Losco, avvocato dell’associazione Naga, sottolinea: “L’obiettivo del processo è quello di far emergere con chiarezza che questi centri non devono continuare ad esistere.”

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