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Guardie giurate assolte per la morte di Giovanni Sala, la famiglia annuncia il ricorso

La decisione della Corte d’Assise di Milano riaccende il dibattito sull’uso della forza da parte delle guardie giurate e sulle responsabilità nei casi di decesso

by Alessandro Bolzani
14 Aprile 2026
Polizia

Polizia | Pixabay @ChiccoDodiFC - alanews

Milano, 14 aprile 2026 – La Corte d’Assise di Milano ha assolto due guardie giurate dall’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte di Giovanni Sala, il 34enne deceduto nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023 dopo essere stato bloccato a terra davanti alla sede di Sky a Rogoredo, periferia sud della città. La sentenza ha suscitato reazioni forti, in particolare da parte della famiglia della vittima, che ha definito il verdetto «ingiustificabile» e ha annunciato l’intenzione di impugnarlo.

L’assoluzione dei vigilantes e le ragioni della difesa

Le due guardie giurate, assistite dagli avvocati Sandro Clementi, Angela Ferravante e Camilla Urso, hanno sostenuto durante il processo di aver agito nel pieno rispetto delle procedure e senza usare violenza eccessiva. Secondo le loro dichiarazioni spontanee, la loro azione era motivata dalla necessità di evitare che Sala, in evidente stato di alterazione, potesse arrecare danno a persone presenti nella sede Sky o distruggere costosi macchinari.

Le difese hanno inoltre sottolineato che il decesso sarebbe stato causato da problemi cardiaci preesistenti e da un’intossicazione da cocaina, e che i due imputati avevano già subito un lungo iter giudiziario durato tre anni. L’assoluzione è stata motivata dalla scriminante dell’adempimento del dovere, ritenendo che l’azione delle guardie giurate fosse giustificata nell’ambito delle loro funzioni di tutela.

Il pubblico ministero aveva invece richiesto condanne a 4 anni e mezzo e 6 anni, basandosi sulle immagini delle telecamere di sorveglianza. Nel corso della requisitoria, il pm Alessandro Gobbis aveva definito l’azione dei vigilantes come «violenta e prevaricatrice», sostenendo che Sala non rappresentava un pericolo reale ma era stato bloccato con eccessiva durezza, inclusa la pressione con un ginocchio sulla schiena per circa quattro minuti e due pugni inferti da uno degli imputati, azioni che avrebbero causato la morte per arresto cardiaco.

La reazione della famiglia e le prossime mosse legali

Immediata e commossa la reazione della famiglia di Giovanni Sala. L’avvocato Andrea Orabona, che assiste la parte civile insieme alla collega Giulia Piva, ha dichiarato: «Leggeremo le motivazioni della sentenza e impugneremo il verdetto, dopo aver parlato anche con il pm che sicuramente farà altrettanto. Dal dispositivo emerge una sentenza assolutamente ingiusta, ingiustificata e ingiustificabile. Questo è il nostro pensiero e quello dei familiari».

La madre della vittima, in lacrime e visibilmente scossa, ha urlato all’uscita dall’aula: «È una vergogna, mio figlio non c’è più e questi due, delle bestie, sono liberi». Anche il padre di Sala ha sottolineato come bastasse «guardare i video» per comprendere la gravità della situazione, aggiungendo che la battaglia legale non è affatto conclusa.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, dopodiché la Procura potrà decidere di presentare ricorso in appello.

Tags: MilanoUltim'ora

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