Una lista centrista guidata da Silvia Salis come tassello decisivo per allargare la coalizione d’opposizione e contendere Palazzo Chigi a Giorgia Meloni: è il baricentro del progetto che Matteo Renzi ha messo sul tavolo insieme a Dario Franceschini. Il disegno, raccontato in un’intervista con il Corriere della Sera a margine di un evento alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, intreccia regole chiare per le primarie e una leadership centrista riconoscibile.
La traccia operativa è netta: primarie «secche» tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, poi una lista unica dei moderati affidata a Salis, che secondo Renzi potrebbe affacciarsi sulla scena nazionale già nei prossimi mesi senza lasciare la guida di Genova.
Il perimetro delle primarie secondo Renzi e Franceschini
L’architettura proposta mira a evitare una consultazione affollata che, a giudizio di Renzi, finirebbe per logorare la coalizione prima del voto. «Primarie secche, a un turno, con due soli candidati: Conte e Schlein», ha spiegato l’ex presidente del Consiglio, indicando una cornice semplice e leggibile per l’elettorato.
In questo quadro, Renzi ritiene che buona parte dei centristi convergerebbe sulla segretaria del Partito Democratico, pur ammettendo che Alessandro Onorato potrebbe giocare la carta pro-Conte. La linea di confine, per il leader di Italia Viva, è netta: se nella corsa entrassero esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra o altri protagonisti dell’area moderata, verrebbe meno l’effetto coagulante e si complicherebbe la costruzione di una lista comune.
Da qui la scelta di contenere la competizione, definire presto il campo e arrivare al voto con un’offerta politica riconoscibile e non frammentata.
Salis come volto dei moderati e il traguardo elettorale
Il nome sul quale Renzi intende puntare è quello di Silvia Salis, sindaca di Genova nella sua ricostruzione, chiamata a guidare una lista centrista alleata del cosiddetto campo largo. «Penso che Salis, restando com’è logico a fare il sindaco di Genova, accetterà di guidare il nostro gruppone», ha dichiarato, precisando che si tratta di una sua valutazione e non di una candidatura ufficiale.
Il target è ambizioso ma dichiarato: attestarsi tra l’8 e il 9%. «Alle urne è ragionevole immaginare di poter stare tra l’8 e il 9%», ha aggiunto Renzi. E ancora: «Se metti un 8% bello pieno nel Campo largo, è chiaro che le elezioni puoi davvero vincerle».
Non solo percentuali. In caso di successo della coalizione, l’ex premier immagina per Salis un incarico di governo anche senza passare da un seggio parlamentare, a conferma della volontà di darle un ruolo nazionale immediatamente spendibile.
L’affondo su Meloni e la lettura degli equilibri nella maggioranza
Parallelamente al cantiere dell’opposizione, Renzi ha rivolto un attacco diretto al governo. A suo giudizio, la premier Giorgia Meloni fatica a tenere insieme i pezzi: la Lega è alle prese con difficoltà, Forza Italia mostra divisioni interne e il peso politico di Roberto Vannacci altera gli equilibri. «La Meloni cerca disperatamente di tenere insieme una coalizione ormai allo sbando», ha sostenuto.
Di contro, Renzi imputa all’esecutivo scelte economiche inadeguate rispetto a carovita e crisi energetica, indicando in questi dossier i terreni su cui l’opposizione può recuperare consenso se si presenta come blocco credibile e coeso.
Il rovescio della medaglia, ammette, è proprio la capacità del campo largo di non disperdersi in personalismi e micro-leadership. Da qui l’insistenza su regole semplici, una guida contesa tra due figure e una lista moderata con una “faccia” riconoscibile.
Roadmap di legislatura e ruolo personale
Renzi ha abbozzato anche un percorso di governo nel caso di vittoria: prima tappa, una nuova legge di bilancio; poi gli appuntamenti istituzionali già in agenda. In cima, la presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea nel 2028; a seguire, l’elezione del successore di Sergio Mattarella nel 2029; quindi il rinnovo dei vertici delle grandi partecipate statali, da Eni a Leonardo, da Poste a Enel.
Sulla tenuta dell’eventuale esecutivo, l’ex premier immagina almeno due anni di stabilità, con la possibilità di spingersi oltre se la maggioranza dovesse reggere all’urto dei passaggi chiave. Sul piano personale, invece, ha escluso pretese di poltrone di governo: «Mi accontento di stare in Parlamento con un po’ dei miei. Perché se vuoi incidere, è lì dentro che devi stare».
Detto questo, il progetto resta ad oggi una strategia delineata e raccontata da Renzi. Manca un accordo formale tra tutte le forze interessate, e la disponibilità di Silvia Salis non è stata ufficializzata.
I prossimi snodi sono già individuati: definire la formula delle primarie e chiarire la leadership della lista centrista. La messa a terra di questi due passaggi — candidature, regole, tempi — dirà se l’idea dell’8–9% potrà trasformarsi in una proposta elettorale concreta e, soprattutto, se l’alleanza alternativa a Meloni riuscirà a presentarsi al voto con un profilo unitario.
