La vertenza ex Ilva resta senza una prospettiva industriale definita e i nodi da sciogliere sono ancora numerosi. A sottolinearlo è Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl, che al termine dell’incontro ha annunciato l’aggiornamento del tavolo al prossimo 10, per consentire ulteriori approfondimenti anche con la presenza dell’Inps. Al centro del confronto ci sono le modalità di pagamento della cassa integrazione straordinaria, una procedura eccezionale che coinvolge un numero elevato di lavoratori e sulla quale il sindacato chiede garanzie e chiarimenti. Restano aperte anche diverse questioni legate ai lavoratori dell’indotto, a partire dalla percentuale del 50% prevista dal decreto e dagli strumenti straordinari di sostegno ancora da definire. La Fim Cisl ha inoltre chiesto di ampliare l’accesso ai lavori socialmente utili e di pubblica utilità a Genova, oggi riservati ai lavoratori di Ilva e Naes, escludendo quelli della società di Naes. Tra le ipotesi avanzate c’è anche il ricorso alla normativa sui lavori usuranti per agevolare l’uscita dei dipendenti impegnati nel ciclo integrale della produzione siderurgica. Una possibilità che, secondo D’Alò, dovrebbe riguardare tutte le attività del ciclo integrale, ormai unico in Italia.
Il sindacato chiede inoltre risorse per finanziare eventuali incentivi all’esodo, destinati a chi, dopo quattordici anni di vertenza, vuole ricollocarsi fuori dal settore siderurgico. Ma per la Fim Cisl la questione centrale resta il rilancio industriale. «Per noi si esce dagli ammortizzatori sociali con il lavoro», sottolinea D’Alò. Da qui la richiesta al governo di garantire, al termine della gara, la realizzazione degli impianti di DRI e del forno elettrico. Senza questi investimenti, avverte il sindacalista, lo stabilimento di Taranto non avrebbe sostenibilità economica né potrebbe garantire i livelli occupazionali necessari, affidandosi alla sola attività di laminazione.