Le Borse mondiali continuano a risentire delle conseguenze delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Dopo il giovedì nero di Wall Street, venerdì 6 novembre i mercati europei hanno aperto in territorio negativo, seguendo la scia delle vendite che hanno colpito anche le principali piazze asiatiche.
A Piazza Affari il Ftse Mib ha avviato le contrattazioni in calo dell’1,68%. Le perdite hanno coinvolto anche gli altri listini europei: Francoforte ha ceduto l’1,7%, Londra l’1,5%, Parigi l’1,4%, Amsterdam l’1,3% e Madrid circa l’1%.
Il clima sui mercati resta condizionato dalle preoccupazioni degli investitori sulla possibile stretta normativa nel settore dell’intelligenza artificiale, dopo l’avanzata democratica alle elezioni americane.
Crollo a Wall Street: bruciati 3.200 miliardi in una seduta
La giornata più difficile è stata quella di giovedì 5 novembre, quando Wall Street ha registrato una delle peggiori sedute degli ultimi mesi. In una sola giornata sono andati in fumo circa 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Il Nasdaq ha chiuso in ribasso del 5,52%, mentre l’S&P 500 ha perso il 4,35%. In calo anche il Dow Jones, che ha terminato gli scambi con una flessione del 3,44%.
A trascinare verso il basso i listini sono state soprattutto le vendite sui titoli tecnologici e sulle società coinvolte nella costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Gli investitori temono che il nuovo equilibrio politico negli Stati Uniti possa favorire regole più severe per i data center, con conseguenze sugli investimenti delle grandi aziende tecnologiche. A questo si aggiungono i dubbi sulla sostenibilità delle ingenti spese per l’AI e sui tempi necessari per ottenere ritorni economici.
Borse asiatiche, Tokyo e Seul perdono quasi il 6%
La pressione sui mercati si è estesa anche all’Asia. La Borsa di Tokyo ha chiuso con una perdita del 5,96%, dopo essere arrivata a cedere ancora di più durante la seduta. Particolarmente pesante anche la giornata di Seul, che ha lasciato sul terreno circa il 6%.
In territorio negativo anche le piazze cinesi: Shenzhen ha perso il 2,2%, Shanghai l’1,1%. Hong Kong ha registrato una flessione dell’1,2%, mentre Sydney ha contenuto le perdite intorno allo 0,5%.
Il settore tecnologico è stato tra i più colpiti, in particolare per la presenza sui listini asiatici di società legate alla produzione di semiconduttori e alle infrastrutture necessarie per l’intelligenza artificiale.
Midterm Usa e intelligenza artificiale: perché i mercati temono nuove regole
Dietro la volatilità dei mercati c’è anche il risultato delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La vittoria democratica ha alimentato il timore che il nuovo Congresso possa introdurre maggiori controlli sull’espansione dei data center e sulle attività delle grandi società tecnologiche.
Le infrastrutture per l’AI richiedono investimenti miliardari, oltre a grandi quantità di energia e acqua. Per questo motivo, in diversi Stati americani sono cresciute le opposizioni ai nuovi progetti, soprattutto per le conseguenze sulle risorse locali e sulle bollette.
Il rischio percepito dagli investitori riguarda soprattutto un possibile rallentamento delle autorizzazioni e una maggiore incertezza sui tempi di realizzazione delle infrastrutture.
Non si tratta, tuttavia, di una stretta normativa già approvata: al momento il mercato sta reagendo alle prospettive di un cambiamento politico e regolatorio.
Mercati sotto pressione, cresce l’incertezza internazionale
La seduta del 6 novembre conferma quanto il settore tecnologico sia diventato centrale per gli equilibri finanziari internazionali. Le società legate all’intelligenza artificiale hanno sostenuto una parte importante dei rialzi dei mercati negli ultimi mesi, ma ora sono esposte a una revisione delle aspettative degli investitori.
La combinazione tra valutazioni elevate, spese ingenti per i data center e possibili nuove restrizioni sta alimentando le vendite. Il timore è che un rallentamento degli investimenti possa avere conseguenze anche su altri comparti dell’economia.
Per le Borse europee, meno esposte direttamente ai grandi gruppi statunitensi dell’AI, il contraccolpo arriva soprattutto attraverso il clima generale di avversione al rischio e il peso delle società tecnologiche nelle catene di approvvigionamento globali.
La giornata resta quindi caratterizzata da forte incertezza: gli investitori guardano sia all’evoluzione politica americana sia alla capacità delle aziende tecnologiche di trasformare gli investimenti nell’intelligenza artificiale in ricavi e profitti.
