Le incertezze sul futuro della politica economica americana e le prospettive di una regolamentazione più rigida hanno innescato una pesante ondata di vendite sui mercati finanziari. Giovedì le principali piazze azionarie hanno registrato perdite significative, con le società legate all’intelligenza artificiale tra le più colpite. La flessione, tuttavia, ha coinvolto anche aziende di altri settori, estendendosi dagli Stati Uniti all’Europa e all’Asia.
Wall Street, seduta da dimenticare per i titoli tecnologici
A fotografare le dimensioni della giornata negativa sono soprattutto gli indici americani. L’S&P 500, che comprende 500 tra le maggiori società statunitensi, ha perso il 4,36%. Ancora più pesante il bilancio del Nasdaq 100, particolarmente esposto al comparto tecnologico: l’indice ha lasciato sul terreno oltre il 5,5%, registrando la peggiore seduta giornaliera dal momento in cui Donald Trump annunciò i dazi nell’aprile 2025.
Tra le società più penalizzate figurano Nvidia, che in passato ha raggiunto il primato mondiale per capitalizzazione di mercato, con una flessione superiore al 9%, e le aziende di Elon Musk. SpaceX ha perso il 9%, mentre Tesla ha chiuso con un ribasso del 10,8%. Le difficoltà hanno interessato anche altri produttori di semiconduttori: Micron ha ceduto quasi il 17,5% e AMD il 17,2%.
Le vendite si estendono dall’Europa ai mercati asiatici
La pressione sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale non ha riguardato soltanto Wall Street. In Europa, le difficoltà delle società tecnologiche hanno trascinato al ribasso il DAX tedesco e l’AEX olandese. Tra le aziende finite nel mirino degli investitori ci sono BE Semiconductor e ASML, entrambe colpite dalle vendite.
Nella notte, la stessa tendenza si è ripresentata sui mercati asiatici. Il Nikkei 225 giapponese e il Kospi sudcoreano hanno terminato le contrattazioni con perdite intorno al 6%. Quest’ultimo indice comprende anche importanti realtà del settore dei semiconduttori, tra cui SK Hynix e Samsung.
I primi segnali di recupero e il caso Intel
Dopo la brusca correzione, alcune azioni statunitensi hanno già mostrato segnali di ripresa nelle contrattazioni pre-market. Diversi titoli tra quelli colpiti dalla recente ondata di vendite hanno guadagnato fino al 4%, mentre alcuni investitori hanno approfittato dei prezzi più bassi per tornare ad acquistare.
La possibilità di nuovi scossoni, però, resta concreta. Tra gli elementi che alimentano l’incertezza ci sono i timori di un inasprimento delle regole per il settore dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Non tutte le società, inoltre, hanno partecipato al primo rimbalzo. Intel, per esempio, aveva già perso quasi il 30% in una sola seduta la settimana precedente e giovedì ha registrato un ulteriore calo del 10%. Nell’arco di un mese, il valore delle sue azioni si è così più che dimezzato.
Le elezioni di metà mandato dietro la volatilità dei mercati
Secondo diverse analisi, una parte consistente della correzione sarebbe legata proprio all’andamento delle contrattazioni successive alle elezioni americane. Gli analisti di Goldman Sachs hanno osservato che, prima del voto di metà mandato, i gestori patrimoniali avevano ridotto la propria esposizione azionaria. Dopo risultati elettorali inattesi, molti di loro sono però tornati ad acquistare titoli.
Il contemporaneo ingresso di altri investitori avrebbe accelerato la crescita delle quotazioni. A quel punto, alcuni hedge fund avrebbero scelto di ridurre il rischio assunto o di incassare i guadagni accumulati, contribuendo a una fase di vendite estesa a numerose società, senza particolari distinzioni tra i singoli titoli.
A pesare sulle prospettive del comparto tecnologico ci sono anche i dubbi sulla futura collaborazione con il Partito democratico. Gli investitori temono che i democratici possano mostrarsi meno disponibili rispetto all’amministrazione Trump nel sostenere la costruzione di nuovi data center, oltre a introdurre ulteriori vincoli normativi.
In una nota riportata da Investing.com, Goldman Sachs ha sottolineato che stanno emergendo diverse opportunità di investimento, ma che è difficile prevedere quando la pressione sulle vendite comincerà ad attenuarsi. Nel frattempo, alcune azioni potrebbero scendere ben al di sotto dei livelli giustificati dai fondamentali delle rispettive società. Quando la fase negativa terminerà, avverte la banca, le successive riprese potrebbero essere particolarmente rapide e intense.
Bitcoin e criptovalute risentono delle stesse incertezze
La correzione non ha risparmiato neppure gli asset che non sono direttamente collegati all’intelligenza artificiale. Danni particolarmente consistenti hanno interessato i produttori di chip, anche per i timori che una possibile reazione negativa contro i data center e le altre infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’IA possa ridurre la domanda.
Danni Hewson, responsabile dell’analisi finanziaria di AJ Bell, ha evidenziato come gli investitori stiano valutando proprio le possibili conseguenze di un contraccolpo contro gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Anche Bitcoin ha subito una forte flessione, per ragioni analoghe: le aspettative di una deregolamentazione del settore delle criptovalute da parte dell’amministrazione Trump appaiono oggi molto meno solide.
In questo quadro si inserisce anche il crollo della memecoin del presidente statunitense. La criptovaluta associata a Trump ha raggiunto un nuovo minimo storico dopo le perdite del Partito repubblicano nelle elezioni di metà mandato, scendendo temporaneamente sotto quota 1,12 dollari. In seguito ha recuperato leggermente, arrivando a circa 1,21 dollari. Rispetto all’inizio del 2025, tuttavia, ha perso circa il 99% del proprio valore.
Petrolio meno caro e possibili effetti positivi sulle azioni
Nonostante le forti perdite registrate da numerosi titoli, sul mercato azionario emergono anche elementi che potrebbero favorire una ripresa. Tra questi c’è la prospettiva di un calo dei prezzi del petrolio: un’energia meno costosa contribuirebbe ad allentare le pressioni inflazionistiche e potrebbe sostenere comparti come quello delle compagnie aeree e delle attività legate ai consumi discrezionali.
Jakub Rochlitz, analista di mercato di eToro, ha collegato la discesa delle quotazioni energetiche all’indebolimento politico di Donald Trump dopo il voto di metà mandato. Secondo l’analista, i mercati scommettono che un presidente con meno consensi sarà meno propenso ad aggravare il conflitto con l’Iran. Il prezzo del Brent, in effetti, è arrivato a perdere fino al 20% nel corso della settimana.
Un’eventuale riduzione dei costi energetici potrebbe alleggerire le pressioni sull’inflazione e modificare le aspettative sui tassi di interesse, con conseguenze generalmente favorevoli per i mercati azionari. Tra i settori che potrebbero trarne vantaggio ci sono quelli particolarmente sensibili al costo del denaro, come l’edilizia abitativa, i fondi immobiliari (REIT) e le utility, che nelle ultime settimane hanno già registrato un aumento delle quotazioni.
