“Bismillah, c’est les ténèbres” è la frase che si è vista maggiormente nei cartelloni dei manifestanti francesi; finita in un numerosi video e foto dei cortei, lo slogan è stato ripetuto anche da Greta Thunberg ed è arrivato fino alle piazze italiane. Tradotta, la frase significa all’incirca “In nome di Dio, sono le tenebre”. Ma per capire perché sia diventata uno slogan bisogna tornare alle conversazioni con cui gli studenti organizzavano i blocchi scolastici.
“Bismillah, c’est les ténèbres”: il messaggio da cui è cominciato tutto
All’inizio di ottobre, mentre la mobilitazione si diffondeva nei licei, ha cominciato a circolare lo screenshot di uno scambio su Snapchat. Un account chiamato Mamadou chiedeva informazioni sui blocchi e di essere aggiunto al gruppo che li organizzava. Per farlo utilizzava un insieme di parole arabe, slang francese e promesse di distruggere tutto, accompagnate dalle emoji della bandiera algerina. Proprio all’inizio compariva la frase diventata poi virale: “Bismillah, c’est les ténèbres”.
Il tentativo, abbastanza impacciato, di apparire uno studente aveva fatto prontamente scatenare la derisione dei ragazzi, riconoscendo in quelle parole un’imitazione maldestra del loro modo di parlare. Che dietro quegli account ci fossero davvero dei poliziotti, però, non è stato accertato. Come precisa Euronews, l’identità degli autori non è stata verificata in modo indipendente e né la polizia né il ministero dell’Interno francese hanno commentato gli screenshot.
La caricatura dei giovani delle banlieue
La presa in giro dietro “Bismillah, c’est les ténèbres” riguarda soprattutto l’immagine dei ragazzi che emerge da quei messaggi. Parole arabe, bandiere algerine e intenzioni violente vengono accumulate come se bastassero a costruire un adolescente credibile delle periferie francesi.
Le Progrès sottolinea proprio questo aspetto: il messaggio riproduce una rappresentazione caricaturale dei giovani delle banlieue, dando per scontato che chi organizza un blocco scolastico corrisponda a quegli stereotipi. Ripeterlo sui cartelli diventa così un modo per rovesciare la caricatura contro chi l’avrebbe prodotta e, allo stesso tempo, rivendicare un’appartenenza.
La risata come strumento di rabbia
L’ironia serve anche a deridere l’autorità e affrontare la paura. In un reportage dell’AFP, una liceale spiega che portare un cartello con un meme aiuta ad alleggerire la tensione davanti ai reparti antisommossa e ai lacrimogeni. Il semiologo François Jost, intervistato dall’agenzia, interpreta questi riferimenti condivisi come un modo per riconoscersi e costruire una comunità.
Nel caso di “Bismillah, c’est les ténèbres”, la battuta assume anche un significato preciso: come ricostruisce TV5Monde, gli studenti hanno ripreso quella caricatura del proprio linguaggio per contestare i pregiudizi razzisti che attribuiscono alla polizia e farsi beffe dei presunti tentativi di sorveglianza. Come riporta Le Monde, in questo caso, la risata diventa uno strumento per sfogare la propria rabbia
Dalle proteste francesi alle piazze italiane
La frase ha presto superato i confini francesi. Greta Thunberg l’ha utilizzata durante la visita agli studenti della Seine-Saint-Denis del 13 ottobre ed è comparsa anche nelle manifestazioni studentesche di Bologna del 15 ottobre ed è stata ripresa a Milano il 17 ottobre.
Il passaggio dagli schermi alle piazze era già avvenuto in Francia: Le Progrès segnala che persino il Nuovo Partito anticapitalista aveva ripreso la formula per accompagnare informazioni sui diritti dei giovani in stato di fermo.
