La Digos della questura di Torino, guidata dalla dirigente Rita Fabretti, sta eseguendo dalle prime ore di questa mattina misure cautelari nei confronti dei manifestanti indagati per i fatti avvenuti durante il corteo nazionale del 31 gennaio 2026, organizzato contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna in corso Regina Margherita 47.
L’ordinanza è stata emessa dal gip di Torino e prevede, secondo le singole posizioni, custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora e obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
Askatasuna, l’inchiesta sul corteo del 31 gennaio per gli scontri
L’operazione si inserisce nell’indagine sulla manifestazione che aveva portato a Torino migliaia di persone in solidarietà con il centro sociale. Il 9 ottobre la procura aveva richiesto 19 misure cautelari, mentre erano state eseguite 14 perquisizioni in diverse città italiane.
Le accuse formulate nell’inchiesta comprendono, a vario titolo, resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e tentato omicidio. Le contestazioni variano per ciascun indagato e le misure cautelari non costituiscono una condanna.
Le proteste e le contestazioni
Alla manifestazione pacifica erano seguiti scontri, durante i quali erano stati incendiati un mezzo della polizia e alcuni cassonetti. Un gruppo aveva inoltre aggredito l’agente Alessandro Calista. Gli attivisti hanno contestato la ricostruzione delle responsabilità, rivendicando il carattere collettivo e popolare della mobilitazione. Secondo l’Ansa, a rimanere feriti sono stati 103 agenti con prognosi fino a 100 giorni.
Lo sgombero risale al 18 dicembre 2025. Nelle proteste della stessa giornata, la polizia aveva utilizzato gli idranti per respingere i manifestanti che cercavano di raggiungere la palazzina di corso Regina Margherita.
L’uso della forza e il dispositivo di sicurezza nel quartiere avevano suscitato contestazioni. In Consiglio comunale, Sara Diena, di Sinistra ecologista, aveva denunciato una situazione di “militarizzazione” di Vanchiglia, attribuendone la responsabilità al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Askatasuna, un presidio sociale per Vanchiglia
Nato nel 1996, Askatasuna aveva costruito nel quartiere una rete di attività sociali, doposcuola, iniziative culturali e occasioni di incontro. Il suo ruolo per gli abitanti era emerso anche nel dibattito comunale successivo allo sgombero.
Prima della chiusura, un patto di collaborazione con il Comune aveva avviato un percorso di gestione dello spazio come bene comune. Lo sgombero ha interrotto quel progetto, lasciando aperta la questione del futuro delle attività e della comunità cresciuta attorno al centro sociale.
