Mike Johnson non si ricandiderà alla guida dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti dopo la sconfitta nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. Secondo una persona a conoscenza della decisione, avrebbe informato il proprio staff nella mattinata di mercoledì 4 novembre, all’indomani del voto che ha consegnato ai democratici la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Con la maggioranza democratica alla Camera e al Senato, l’amministrazione dovrà confrontarsi con un’opposizione dotata di maggiori poteri legislativi e di controllo.
Mike Johnson e il cambio di posizione rispetto alle dichiarazioni di ottobre
La rinuncia segna un cambiamento rispetto alla posizione espressa da Johnson nelle settimane precedenti alle elezioni. Il presidente della Camera aveva assicurato, in un’intervista alla CBS del 12 ottobre, di voler continuare a guidare il gruppo anche in caso di sconfitta, pur dichiarandosi convinto che i repubblicani avrebbero mantenuto la maggioranza.
“Nell’improbabile scenario in cui perdessimo la maggioranza, mi aspetterei che i miei colleghi mi chiedessero di continuare a guidare il gruppo”, aveva dichiarato Johnson. “La mia intenzione è restare e servire”, aveva aggiunto.
Johnson era stato eletto presidente della Camera nell’ottobre 2023. Negli ultimi anni aveva guidato una maggioranza particolarmente ristretta, spesso costretta a negoziare anche con le diverse correnti interne al Partito repubblicano.
La successione tra Jordan e Scalise e il voto del 10 novembre
La scelta del successore passerà attraverso un’elezione interna al gruppo repubblicano, prevista per il 10 novembre. I candidati avranno tempo fino al 6 novembre per presentarsi e il voto definirà chi guiderà i repubblicani alla Camera durante i prossimi due anni della presidenza Trump.
Tra i possibili successori figurano Jim Jordan, deputato dell’Ohio e presidente della Commissione Giustizia della Camera, e Steve Scalise, attuale leader della maggioranza repubblicana.
La decisione di Johnson riguarda la guida del gruppo, non il suo seggio da deputato: la mancata ricandidatura al vertice dei repubblicani alla Camera non significa necessariamente un addio al Congresso.
Partito repubblicano, è crisi dopo la sconfitta alle midterm
La sconfitta elettorale ha aperto una crisi interna al Partito repubblicano, con diversi deputati che hanno iniziato a mettere in discussione la leadership e le scelte politiche degli ultimi mesi.
Secondo quanto riportato da Axios, alcuni parlamentari hanno attribuito il risultato a una combinazione di fattori, tra cui l’inflazione, l’aumento dei prezzi dei carburanti, le politiche sull’immigrazione e la gestione della crisi con l’Iran. Un deputato, rimasto anonimo, ha definito il risultato semplicemente “brutale”. A rendere ancora più evidente la portata della sconfitta è stata la mancata rielezione di Richard Hudson, presidente del National Republican Congressional Committee, l’organizzazione incaricata di sostenere i candidati repubblicani alla Camera.
