L’Ospedale Niguarda di Milano ha trovato nella legacy dei Giochi Olimpici Invernali l’occasione per sviluppare una nuova applicazione della smart mobility in ambito sanitario. Dal progetto di utilizzare i droni per consegnare defibrillatori in luoghi di emergenza, la struttura si è progressivamente orientata verso la sperimentazione del trasporto di provette e farmaci urgenti. Nella primavera del 2026 sono iniziate le prime prove che hanno portato all’installazione delle infrastrutture necessarie e all’impiego di un nuovo aeromobile dotato di una costellazione satellitare superiore e di una capacità massima di 5 chilogrammi. Da ottobre sono così partiti i voli all’interno del perimetro ospedaliero del Niguarda. Oltre alla possibilità di velocizzare le consegne, il drone ha vantaggi sul piano economico e ambientale: “Il drone inquina meno, costa meno e se viene utilizzato in sicurezza, come stiamo cercando di fare, è molto meglio del trasporto su gomma”, ha spiegato Alberto Zoli, commissario straordinario dell’Ospedale Niguarda di Milano e medical care manager della Lombardia per i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Il progetto, realizzato con i partner tecnologici Impianti Spa e STRADAai, coinvolge un gruppo di esperti che lavora insieme al personale dell’ospedale per effettuare collegamenti più volte al giorno e in sicurezza: “Il vero salto lo stiamo facendo perché agiamo con un controllo a distanza su traiettorie specifiche dove il drone non viene pilotato con un controllo a vista, bensì gestito da una control room. Inoltre, il percorso è stato lungo ed è durato parecchi mesi prima di poter partire perché stiamo agendo in una zona rossa, legata ai coni di atterraggio e di decollo degli aeroporti di Linate e di Bresso. Questo ha comportato numerosi incontri con la Prefettura, l’ENAC, la Polizia di Stato e l’ENAV”, ha aggiunto Zoli. Il percorso di sperimentazione prevede tre tappe: la prima, avviata il mese scorso e destinata a proseguire fino alla fine del 2026, riguarda i voli all’interno del perimetro del Niguarda. La seconda prevede il collegamento con un altro presidio del Niguarda, distante circa 1,3 chilometri. La terza avrà come obiettivo il collegamento tra la Casa della Sanità e gli ambulatori di Livigno e l’ospedale di Sondalo. “Adesso c’è tanto da fare, ma quello che conta è che siamo partiti”, ha concluso Zoli.