ROMA – “La Marcia su Roma è una data storica”. Roberto Vannacci interviene sulle polemiche nate dopo le cene organizzate in Lombardia per commemorare il 104° anniversario della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, l’evento che segnò l’inizio dell’ascesa di Benito Mussolini e l’avvio della dittatura fascista in Italia. Il leader di Futuro Nazionale ha dichiarato che parteciperebbe a un’iniziativa dedicata alla ricorrenza, sostenendo che ricordare un avvenimento storico non dovrebbe rappresentare un motivo di scandalo.
Le dichiarazioni sono arrivate il 2 novembre, a margine degli appuntamenti politici a Milano. Interpellato dai giornalisti sulla possibilità di prendere parte a una cena commemorativa, Vannacci ha risposto: “Perché no? Non ho partecipato però se mi viene proposta una conferenza, una cena, un’occasione nella quale si ricorda un evento storico, io non faccio distinzione”.
Una posizione che arriva dopo la diffusione delle immagini di alcuni incontri organizzati nell’area milanese, dove sarebbero stati esposti simboli del fascismo, fotografie del Duce e indossate camicie nere. Le serate hanno coinvolto ambienti della destra locale e persone vicine al movimento fondato dal generale.
Vannacci Marcia su Roma difende le cene nel Milanese
Al centro della vicenda c’è soprattutto l’incontro organizzato il 28 ottobre in una trattoria di Zibido San Giacomo, nell’hinterland milanese. Secondo la ricostruzione pubblicata da La Repubblica, alla serata avrebbero partecipato circa cento persone, tra militanti e rappresentanti di diversi ambienti politici della destra.
Le fotografie circolate successivamente mostrano effigi di Mussolini, bandiere e simboli riconducibili all’immaginario fascista. Durante la serata sarebbero stati intonati anche cori del Ventennio e fatti saluti romani.
Tra i promotori dell’iniziativa figura Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra milanese vicino a Futuro Nazionale, che ha descritto l’appuntamento come una tradizione politica portata avanti da diversi decenni. In un’intervista a La Stampa ha spiegato che queste cene rappresentano, secondo la sua interpretazione, un momento di continuità con la storia della destra sociale e del Movimento sociale italiano.
Jonghi Lavarini ha inoltre riferito della presenza di esponenti locali di Futuro Nazionale, Fratelli d’Italia e Lega. Non è stata tuttavia resa pubblica una lista completa dei partecipanti.
Vannacci: “Non vedo quale sia il problema”
Nel rispondere alle domande dei cronisti, Vannacci ha paragonato la commemorazione della Marcia su Roma ad altri appuntamenti dedicati a eventi storici, citando la Rivoluzione francese e l’Unità d’Italia.
“Qualcuno si stupisce quando qualcuno organizza una cena per ricordare l’Unità d’Italia? O quando qualcuno magari organizza una riunione per ricordare la Rivoluzione francese? Allora non vedo perché ci debba essere così tanto sbalordimento per un evento storico di questo tipo”, ha dichiarato.
Quando gli è stato fatto notare che durante alcune di queste serate sarebbero stati esposti simboli fascisti, il leader di Futuro Nazionale ha risposto chiedendo se qualcuno avesse proposto di ricostituire il Partito fascista.
Vannacci ha poi affrontato anche il tema del 25 aprile, Festa della Liberazione. Alla domanda sulla possibilità di partecipare a una commemorazione, ha risposto che lo farebbe quando la ricorrenza diventasse, a suo giudizio, una festa capace di conciliare anziché dividere.
Ha inoltre ricordato di aver partecipato in passato alle celebrazioni del 25 aprile in uniforme, rendendo omaggio ai caduti e alla Repubblica.
Le reazioni politiche e la polemica sulla memoria del fascismo
Le cene del 28 ottobre hanno provocato reazioni anche all’interno della politica lombarda. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, ha criticato duramente gli incontri, definendo la vicenda preoccupante e richiamando il valore storico della Resistenza per Milano, città medaglia d’oro al valor militare per la lotta di Liberazione.
Dal fronte di Futuro Nazionale sono arrivate invece prese di distanza rispetto all’organizzazione diretta della cena. Renato Maturo, referente del comitato milanese 421, ha dichiarato ad Adnkronos di aver ricevuto un invito senza partecipare all’evento, precisando che l’iniziativa non sarebbe stata organizzata direttamente dal movimento.
La vicenda riapre così una discussione che attraversa da tempo la politica italiana: il rapporto tra memoria storica, identità della destra e rappresentazione pubblica del fascismo.
La Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 non fu una semplice manifestazione politica. La mobilitazione delle squadre fasciste, accompagnata dalla pressione esercitata sulle istituzioni e dalla crisi dello Stato liberale, portò alla nomina di Mussolini a presidente del Consiglio da parte del re Vittorio Emanuele III. Nei mesi successivi il regime avrebbe progressivamente smantellato le libertà democratiche, trasformando l’Italia in una dittatura.
È in questo contesto storico che si inseriscono le polemiche sulle commemorazioni e sulle dichiarazioni di Vannacci. Il confronto non riguarda soltanto il diritto di ricordare un avvenimento, ma anche il significato attribuito ai simboli e ai rituali che ne accompagnano la celebrazione.
