Roberto Vannacci posa al ristorante con pollice, indice e medio sollevati, verosimilmente la sera dei risultati delle suppletive di Reggio Calabria. Il generale è a sinistra; al centro c’è Domenico Furgiuele, coordinatore regionale della Calabria di Futuro nazionale, e a destra Lorenzo Gasperini, ideologo del partito. Tutti mostrano il tre con la mano. A pubblicare lo scatto sui propri canali social è stato Gasperini, commentando il risultato del candidato Domenico Giannetta, arrivato a quasi l’11% dei consensi.
«Tre per tre fa nove, più Giannetta dieci. Alla prima tornata elettorale Futuro nazionale rasenta la soglia dell’11%. Niente male per un partito nato da qualche mese. I giornalai del sistema sminuiscono? Vorrà dire che non ci vedranno arrivare», ha scritto Gasperini. Il voto ha registrato un’affluenza del 22%, nella città e nel collegio uninominale considerati roccaforti di Forza Italia.
Il gesto delle tre dita di Vannacci e il precedente di Furgiuele
Le tre dita alzate hanno una storia che precede il calcolo proposto da Gasperini. Anche l’aggiunta di Giannetta, assente dalla fotografia, porta a un numero preciso: il dieci, che richiama la Decima Mas, alla quale Vannacci allude spesso.
Furgiuele aveva già mostrato lo stesso gesto durante la campagna elettorale. Il deputato di Futuro nazionale si era fatto fotografare a fine agosto insieme a Giannetta e, davanti alle telecamere, ne aveva dato questa spiegazione: «Tre come Dio, patria e famiglia». È quindi lo stesso esponente del partito ad aver associato esplicitamente le dita sollevate al trinomio.
Il saluto ha però significati e impieghi diversi. Storicamente le tre dita indicano la Santissima Trinità. Il gesto si è diffuso nel XIX secolo tra i serbi, diventandone un saluto e legandosi, con intensità differenti, al nazionalismo. Era utilizzato dai cetnici serbi e ancora oggi viene impiegato dall’estrema destra serba.
Un precedente rimasto nell’immaginario dei tifosi italiani risale a Italia-Serbia, disputata a Marassi nel 2010. Ivan Bogdanov, con il passamontagna, dirigeva i disordini degli ultras di Belgrado tra gli spalti: al saluto romano fece seguire le tre dita alzate, associate alla formula «Dio, patria e zar».
Il giuramento a Hitler e gli usi senza connotazione politica
La simbologia delle tre dita è diffusa negli ambienti dell’estrema destra europea, anche se il gesto più immediatamente associato al nazionalsocialismo resta il braccio teso. Adolf Hitler istituì nel 1934 il giuramento al Führer, detto anche giuramento del soldato, attraverso il quale le forze armate e i funzionari nazisti gli dichiaravano fedeltà.
La formula prevedeva un’«obbedienza incondizionata»; per le SS, una «lealtà assoluta fino alla morte». Durante la cerimonia, gli ufficiali, i soldati e i dipendenti pubblici sollevavano verso il cielo il pollice, l’indice e il medio.
Quel rituale riprendeva il gesto della mano del giuramento, risalente a secoli prima. Il suo impiego non è però limitato al nazismo: è tuttora presente in contesti civili e militari dell’Europa centrale e settentrionale, anche senza riferimenti politici o ideologici.
Le tre dita erano utilizzate anche dal movimento estremista e nazionalista francese Action française, oggi rifondato e collocato alla destra del Rassemblement national di Marine Le Pen. La stessa configurazione della mano compare dunque in tradizioni religiose, cerimonie di giuramento e pratiche politiche differenti.
Il saluto di Kühnen e il caso Strache in Austria
I gruppi neonazisti e nazionalisti tedeschi e austriaci ricorrono a un saluto simile, il saluto di Kühnen. Il nome deriva dal suo ideatore, Michael Kühnen, tra i principali leader dei movimenti neonazisti tedeschi.
Una fotografia legata a quel gesto provocò una durissima polemica in Austria nel 2007. Nell’immagine compariva Heinz-Christian Strache, allora leader del Partito della Libertà e successivamente vicecancelliere nel primo governo Kurz.
Strache sostenne che stava ordinando tre birre e querelò il giornale che aveva pubblicato la notizia. Il quotidiano Österreich venne assolto e autorizzato a definire il gesto un saluto di stampo neonazista.
“Dio, patria e famiglia” e i contatti con l’estrema destra da parte di Vannacci
La spiegazione offerta da Furgiuele rimanda a un’altra storia. Il trinomio «Dio, patria e famiglia» ha origini risorgimentali e viene attribuito da alcuni a Giuseppe Mazzini. A renderlo noto fu però il fascismo, che durante il Ventennio lo diffuse come slogan politico e propagandistico.
La formula entrò successivamente nella retorica dei gruppi neofascisti ed estremisti italiani. I membri di Forza Nuova sfilarono a Verona il 31 marzo 2019 con tre stendardi sui quali erano scritte le parole del trinomio. A Pavia, nel 2022, il referente della Rete dei Patrioti, Ettore Sanzanni, spiegò che il movimento aveva quei tre capisaldi, promossi dal fascismo a credo morale e sociale.
Futuro nazionale sta cercando di coinvolgere i vecchi gruppi dell’estrema destra italiana. Nei mesi passati sono state avviate interlocuzioni, più o meno pubbliche, con diversi esponenti, dal Veneto Fronte Skinheads a Fiamma Tricolore.
