Fabio Roscioli, candidato di Forza Italia, ha vinto ieri le elezioni suppletive di Reggio Calabria per il seggio lasciato vacante dall’attuale sindaco azzurro Francesco Cannizzaro. Roberto Vannacci non è riuscito nell’obiettivo di far perdere il centrodestra attraverso la candidatura di Domenico Giannetta. Il voto si è svolto in una roccaforte della maggioranza, con un’affluenza bassissima: un test circoscritto, ma dal rilievo nazionale per il profilo dello sfidante scelto dal generale.
Giorgia Meloni ha collocato Vannacci nel «campo larghissimo», insieme alle forze del centrosinistra di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. La premier ha ripreso la definizione inventata dal sottosegretario alla Presidenza Giovanbattista Fazzolari, attribuendole una valenza politica.
Il risultato del partito di Vannacci e il peso di Giannetta
Domenico Giannetta era capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale calabrese fino al passaggio a Futuro Nazionale. Aveva una base di undicimila preferenze: proprio questo precedente aveva dato alla sfida della città dello Stretto un significato più ampio rispetto alla sola assegnazione del seggio.
Anche il centrosinistra contava sulla candidatura sostenuta dal generale per sottrarre Reggio Calabria agli avversari. Autorevoli esponenti del Campo largo, a poche ore dall’apertura delle urne, ritenevano che un risultato di Futuro Nazionale al 15% avrebbe consentito di conquistare il seggio. Il distacco finale tra Francesco Benedetto e Roscioli è stato però superiore: neppure quella percentuale sarebbe bastata.
Futuro Nazionale ha superato la soglia psicologica del 10%, senza produrre l’effetto sperato da Vannacci. La maggioranza ha insistito pubblicamente sul fallimento dell’operazione, richiamando due elementi. Il primo riguarda gli ottomila voti raccolti da Giannetta: secondo la valutazione degli esperti, il valore aggiunto del generale non sarebbe andato oltre il 4%, pur essendo Vannacci considerato un riferimento per gli elettori di centrodestra delusi dal governo Meloni.
Il secondo elemento è l’astensione. Alla vigilia Futuro Nazionale era ritenuto capace di riportare molti elettori alle urne. I dirigenti del centrodestra avevano notato una presenza «massiccia di giovani» ai comizi del generale. L’assenteismo ha invece raggiunto un picco mai registrato prima.
La coesione della maggioranza e il richiamo al voto utile
Il risultato di Reggio Calabria non certifica, tuttavia, l’esaurimento della spinta elettorale del movimento. Il centrodestra continua a considerare Futuro Nazionale una minaccia in vista delle elezioni del 2027. I partiti della maggioranza hanno perciò sottolineato all’unisono la «coesione della coalizione», presentandola come un elemento distintivo rispetto al Campo largo.
Il richiamo comune al «centrodestra tradizionale» valorizza l’alleanza e la sua capacità di superare le tensioni interne nella gestione del governo, ma ne delimita anche il perimetro. La formula scelta da Meloni accomuna il generale agli avversari di centrosinistra, senza prospettare un’intesa con Futuro Nazionale per le prossime elezioni.
La definizione di «campo larghissimo» estende così il fronte avversario da Vannacci a Fratoianni. Sul piano politico, il messaggio equivale a un’accusa di «tradimento» verso chi ha lasciato il centrodestra per aderire al movimento del generale. È anche un’anticipazione del richiamo al voto utile con cui la presidente del Consiglio intende limitare la perdita di consensi alla propria destra durante la campagna elettorale.
La vittoria nelle suppletive e il rischio per il 2027 restano quindi due elementi distinti nella strategia della maggioranza. Renzi ha sostenuto ieri che «basterà il 4%» del generale per far perdere Meloni. La premier ha indicato come avversari i nemici «di destra e di sinistra».
