Trenta giornalisti sono stati uccisi nel mondo soltanto nel 2026, secondo i dati dell’Unesco. Il bilancio dal 1993 a oggi raggiunge le 1.876 vittime. L’organizzazione delle Nazioni Unite ha richiamato questi numeri in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, che si celebra il 2 novembre.
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha legato la sicurezza di chi fa informazione alle conseguenze per tutta la società: «In tutto il mondo i giornalisti continuano a pagare un prezzo alto per dire la verità». E ha aggiunto: «Quando i giornalisti sono presi di mira e il loro lavoro viene messo a tacere, tutti diventiamo vittime».
Gli attacchi nelle zone di guerra e il rischio dei droni
L’osservatorio dell’Unesco ha registrato 189 giornalisti uccisi in attacchi violenti tra il 2024 e il 2025. Il 67% delle vittime si trovava in aree interessate da conflitti armati: nei territori di guerra si concentra dunque la maggior parte delle uccisioni.
Le modalità degli attacchi sono cambiate con gli strumenti impiegati. Nello stesso biennio, i droni hanno ucciso 50 giornalisti in sei zone di guerra. Secondo l’Unesco, questo dato mostra come l’evoluzione delle tecnologie militari introduca nuovi rischi per chi documenta i conflitti.
Le giornaliste devono affrontare anche le minacce legate al genere. Ai pericoli del lavoro si aggiungono le intimidazioni personali, la violenza online e altre forme di aggressione mirata.
L’impunità e l’appello alla giustizia
La protezione dei reporter non è l’unico problema indicato dall’organizzazione. Rimane la difficoltà di individuare e perseguire i responsabili: secondo l’Unesco, quasi il 90% degli omicidi di giornalisti resta irrisolto.
L’assenza di una soluzione giudiziaria rischia di lasciare senza giustizia le vittime e le famiglie, rendendo anche più difficile il lavoro di chi continua a raccontare ciò che accade. «Sebbene i mezzi impiegati nei conflitti si stiano evolvendo, l’impunità rimane a un livello inaccettabile», ha sottolineato l’Unesco. Guterres ha rinnovato l’appello alla comunità internazionale per la ricorrenza del 2 novembre: «Chiediamo giustizia».
I miglioramenti nei Paesi senza conflitti
Il bilancio cambia nei Paesi non interessati da conflitti armati. Qui le uccisioni sono scese a 62 nel biennio 2024-2025, il livello più basso degli ultimi 18 anni. Un miglioramento che non cancella la concentrazione delle vittime nelle aree di guerra.
Negli stessi Paesi senza conflitti, l’Unesco ha rilevato anche una diminuzione del tasso di impunità di 17 punti percentuali rispetto al 2012.
