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Usa, l’Onu denuncia l’esecuzione dell’ex militare Nasan in diretta streaming: “È tortura”

Le Nazioni Unite contestano la decisione del Pentagono relativa al condannato per la strage di Fort Hood del 2009

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Usa, l'Onu denuncia l'esecuzione dell'ex militare Nasan in diretta streaming: "È Tortura"

Mantoo e Hegseth | Alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

L’Onu ha contestato la decisione del Pentagono di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Hasan, ex maggiore dell’esercito americano condannato a morte per aver ucciso 13 persone e averne ferite altre 32 nella base militare di Fort Hood, in Texas, nel 2009.

L’esecuzione è prevista per il 3 dicembre 2026 ed è stata approvata dal presidente Donald Trump su raccomandazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Sarà la prima esecuzione di un militare americano mediante fucilazione dalla Seconda guerra mondiale.

Onu: “Fucilazione in diretta costituisce tortura”

A prendere posizione in merito è stata Shabia Mantoo, portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani durante un briefing tenutosi a Ginevra venerdì 9 ottobre. “Il divieto assoluto di tortura vieta le esecuzioni pubbliche“, ha dichiarato, sottolineando che il mancato rispetto di tale divieto rende l’esecuzione arbitraria e che, quindi, si configura come una violazione del diritto alla vita.

Mantoo ha inoltre richiamato le precedenti dichiarazioni dell’Alto Commissario sulle esecuzioni pubbliche in Afghanistan e Iran: “Tali esecuzioni costituiscono una forma di trattamento o pena crudele, inumano o degradante“.

La contestazione delle Nazioni Unite riguarda quindi non soltanto il ricorso alla pena capitale, ma soprattutto la scelta di renderne pubblica l’esecuzione attraverso una trasmissione accessibile agli spettatori.

L’Onu può impedire l’esecuzione?

Il divieto di tortura è sancito dall’articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, che proibisce la tortura e le pene o i trattamenti crudeli, inumani o degradanti. L’articolo 6 dello stesso Patto tutela invece il diritto alla vita e vieta di privare arbitrariamente una persona della propria esistenza. A queste disposizioni si aggiunge la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, il cui articolo 2 stabilisce che nessuna circostanza eccezionale può giustificare il ricorso alla tortura, mentre l’articolo 16 impone agli Stati di prevenire anche gli altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti. Gli Stati Uniti hanno ratificato entrambi i trattati.

Un’eventuale violazione di queste disposizioni comporta una responsabilità internazionale degli Stati Uniti, ma non una sanzione automatica. Secondo gli articoli 30 e 31 delle norme sulla responsabilità degli Stati elaborate dalla Commissione di diritto internazionale dell’Onu, uno Stato responsabile di un illecito internazionale è tenuto a interrompere la violazione, adottare eventuali garanzie di non ripetizione e riparare i danni causati, ma gli organismi delle Nazioni Unite non hanno il potere di bloccare direttamente l’esecuzione.

Hegseth: “Le persone devono guardarla e capire che le azioni hanno delle conseguenze”

La decisione di trasmettere la fucilazione era stata anticipata giovedì 8 ottobre da CBS News, che aveva citato un funzionario del Pentagono. La notizia è stata poi rilanciata su X dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha condiviso il post dell’emittente americana commentando con una sola parola: “Corretto”.

Poche ore prima, durante un’intervista a Jack Posobiec per Real America’s Voice, Hegseth aveva spiegato che Hasan sarebbe stato giustiziato da un plotone di soldati e che il pubblico avrebbe potuto assistere all’esecuzione. “Faremo in modo che le persone possano guardarla, che sia pubblica, perché devono capire che azioni di questo tipo hanno conseguenze gravi“, aveva dichiarato il capo del Pentagono.

Secondo quanto annunciato, la fucilazione si svolgerà nella base di Fort Hood, lo stesso luogo della strage commessa da Hasan. Non è ancora chiaro su quale piattaforma verrà trasmessa.

Chi è Nidal Hasan, l’ex maggiore che uccise 13 persone a Fort Hood

Nidal Malik Hasan, oggi 56enne, era un maggiore e psichiatra dell’esercito statunitense quando, il 5 novembre 2009, entrò in un centro di preparazione al dispiegamento militare nella base di Fort Hood, in Texas, e aprì il fuoco contro i presenti. Nell’attacco morirono 13 persone e altre 32 rimasero ferite. Hasan fu fermato dalla polizia militare, che gli sparò durante l’intervento, lasciandolo parzialmente paralizzato e costretto su una sedia a rotelle.

Il militare, che avrebbe dovuto essere inviato in Afghanistan, ammise di aver compiuto la strage sostenendo di voler proteggere gli afghanistani dalle operazioni dell’esercito americano. Nel 2013 un tribunale militare lo riconobbe colpevole di 13 omicidi premeditati e 32 tentati omicidi, condannandolo alla pena capitale. Da allora Hasan è rimasto nel braccio della morte del carcere militare di Fort Leavenworth, in Kansas. Nel 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di riesaminare il suo caso.

La prima fucilazione di un militare dal 1945

La decisione di Trump rappresenta un precedente significativo nella storia della giustizia militare americana. Come ricostruito dalla CNN, l’ultima esecuzione di un soldato mediante fucilazione risale al gennaio 1945, durante la Seconda guerra mondiale, quando il soldato Eddie Slovik fu giustiziato per diserzione su autorizzazione del generale Dwight Eisenhower. L’ultima esecuzione militare in assoluto risale invece al 1961, quando il soldato John Bennett fu impiccato dopo essere stato condannato per lo stupro e il tentato omicidio di una bambina di 11 anni.

Il caso Hasan potrebbe inoltre segnare il ritorno delle esecuzioni pubbliche negli Stati Uniti. Secondo le ricostruzioni storiche, l’ultima esecuzione pubblica legalmente autorizzata avvenne nel 1936, quando Rainey Bethea fu impiccato in Kentucky davanti a migliaia di persone.

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