A pochi giorni dalle elezioni di midterm negli Stati Uniti, una giudice federale interviene per fermare le pressioni dell’amministrazione Donald Trump sui funzionari elettorali. Trina Thompson, giudice del tribunale federale, ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di interrompere le minacce di procedimenti penali nei confronti dei responsabili statali e locali che non collaborano alle richieste del governo sui presunti elettori non cittadini.
La decisione, adottata venerdì 30 ottobre, arriva a ridosso dell’appuntamento elettorale del 3 novembre, quando gli americani saranno chiamati a rinnovare la Camera dei rappresentanti e una parte del Senato. Una tornata che potrebbe modificare gli equilibri del Congresso e condizionare gli ultimi due anni della presidenza Trump.
Donald Trump elezioni midterm, la sentenza blocca pressioni su funzionari elettorali
L’ordinanza temporanea impedisce all’amministrazione federale di minacciare azioni penali contro i funzionari che non soddisfano le richieste del Dipartimento di Giustizia. La giudice ha inoltre vietato al governo di chiedere alle autorità locali di rimuovere elettori dalle liste di registrazione statali, respingere le schede di persone specifiche o separare i loro voti sulla base di elenchi federali di presunti non cittadini.
Secondo Thompson, la tutela della possibilità per i funzionari elettorali di svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle leggi e delle procedure è un interesse pubblico prioritario, soprattutto a pochi giorni dall’apertura dei seggi.
La decisione è arrivata nell’ambito di una causa intentata da sindacati che rappresentano i lavoratori elettorali e da altre organizzazioni. Il Dipartimento di Giustizia non ha rilasciato un commento immediato sulla sentenza.
I controlli sui presunti elettori non cittadini
Lo scontro nasce dalla campagna avviata dall’amministrazione Trump per individuare eventuali cittadini stranieri registrati illegalmente per votare. Negli ultimi mesi il governo ha intensificato le richieste di accesso ai dati elettorali statali e locali, sostenendo che controlli più rigorosi siano necessari per garantire la sicurezza del voto.
Secondo un’inchiesta di Reuters, l’amministrazione ha emesso oltre cento mandati di comparizione, chiedendo documenti relativi a decine di migliaia di elettori in almeno tredici Stati. Le richieste sono state indirizzate soprattutto alle autorità responsabili delle liste elettorali.
Il governo sostiene di voler individuare eventuali violazioni della legge federale. Ma alcuni funzionari e giuristi contestano l’ampiezza delle verifiche e ritengono che le iniziative possano interferire con il lavoro delle amministrazioni locali, alle quali spetta la gestione concreta delle elezioni.
Il timore di interferenze prima del voto
La controversia si inserisce in un confronto più ampio sui poteri federali e sulle competenze degli Stati nella gestione delle elezioni. Negli Stati Uniti, infatti, l’organizzazione del voto è affidata in larga parte alle autorità statali e locali, mentre il governo federale può intervenire nei limiti stabiliti dalla legge.
Alcuni esperti di diritto elettorale e funzionari hanno espresso il timore che la raccolta di dati sui presunti elettori non cittadini possa alimentare contestazioni sulla regolarità del voto, soprattutto in caso di risultati molto ravvicinati.
Reuters ricorda che i casi documentati di cittadini non statunitensi accusati di aver votato illegalmente sono estremamente rari. Un’analisi dell’agenzia ha individuato 129 procedimenti federali avviati nel corso del 2026, molti dei quali legati a errori amministrativi o a incomprensioni sulle regole elettorali, piuttosto che a frodi intenzionali.
Il Congresso al voto il 3 novembre
La decisione della giudice arriva in una fase particolarmente delicata per la politica americana. Il 3 novembre si vota per tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e per 35 dei 100 seggi del Senato. I repubblicani controllano attualmente entrambe le camere, ma i democratici puntano a riconquistare la maggioranza.
L’esito delle elezioni avrà conseguenze dirette sulla capacità di Trump di portare avanti la propria agenda politica. Un Congresso controllato dall’opposizione potrebbe intensificare le attività di controllo sull’amministrazione, avviare indagini parlamentari e ostacolare alcune iniziative della Casa Bianca.
La sentenza non chiude il confronto tra governo federale e autorità statali sulla gestione delle elezioni, ma stabilisce un limite temporaneo alle pressioni esercitate sui funzionari incaricati di organizzare il voto. Con l’Election Day ormai alle porte, la tutela dell’indipendenza delle procedure elettorali diventa uno dei temi centrali della campagna americana.
